I 5 tipi di tifosi che puoi trovare a una partita di rugby 0 3246

Nord o sud. Veneto o Sicilia. Mare o montagna. Pianura o collina. Non importa dove tu ti trovi, una cosa è certa: gli spettatori sugli spalti durante una partita di rugby offrono spettacoli che sono uguali in tutta Italia. Fondamentalmente si possono distinguere cinque grandi categorie di questi, tutti diversi tra loro, ma capaci di stare in armonia e rendere il tutto epico ed indimenticabile.

L’ultras:

Passato degno del film Hooligans, amicizie consolidate con la teppa di Ivan il Terribile, Giovanni Fumogeno e Peppe Bombacarta. Inutile dirlo, la cultura calcistica in Italia si ritrova ovunque, anche sugli spalti di uno stadio del rugby.
Segni particolari: Ray Ban a specchio da rider, giacca di pelle e bandana.
Azioni frequenti: l’ultras lo riconosci perchè non ha alcuna competenza tecnica e insulta chiunque urlando, che sia l’arbitro o un giocatore avversario in campo. A volte vorrebbe far partire un coro, ma poi si rende conto di essere l’unico a cantare e rassegnato si accende una sigaretta di contrabbando.

La mamma sfegatata:

Categoria che comprende anche le nonne naturalmente.
Segni particolari: La mamma sfegatata arriva al campo con le mani ancora sporche di farina per le fettuccine impastate a pranzo. La riconosci dalla faccia fiera come a dire sempre “Guardate, quello è mio figlio”.
Azioni frequenti: inutile discutere, la mamma sfegatata urla ogni volta che il suo amato figlio è coinvolto in un’azione di gioco, sia per incitarlo, sia perché ancora non riesce ad accettare il fatto che il suo “bambino” debba prendere tutte quelle botte.

L’arbitro:

È quello che ha sempre voluto arbitrare ma per vari motivi non l’ha mai fatto; e il più delle volte non ha neanche mai studiato il regolamento. Resta quindi soltanto la sua voglia di essere protagonista del match.
Segni particolari: braccio sempre alzato per imprecare, faccia rosso pomodoro e giugulare gonfia per via degli urli.
Azioni frequenti: nel rugby si rispetta l’arbitro, ma lui parte dal presupposto che sbaglia sempre, quindi lo ribadisce ad ogni fischio, anche quando la punizione è a favore della squadra che tifa. Invoca il regolamento come fosse una divinità, insulta l’arbitro trovando consensi tra il pubblico e facendo prendere multe su multe alla società.

L’allenatore senza qualifiche:

Non è ben chiaro quale sia il suo ruolo e quale siano le sue competenze, ma si sente in dovere di dare consigli dalla tribuna, stressando i giocatori in campo.
Segni particolari: cappellino bianco della Canterbury, kway tattico e scarpa da ginnastica vissuta. A volte può esserci anche un sigaro a completare l’outfit. Sono tutte cose che non possono mancare per sembrare un vero allenatore e per fare bella figura con gli altri.
Azioni frequenti: “SALI”, “PLACCATE”, “STAI PIÙ PROFONDO” sono solo alcune delle frasi urlate dal finto allenatore per infastidire i giocatori nel rettangolo di gioco. A volte si sente talmente onnipotente da credere di capire quale sia il saltatore in touche della squadra avversaria, prevedendo schemi e giocate. Di solito i suoi consigli sono sempre sbagliati.

Il non convocato:

Purtroppo l’allenatore, quello vero, si trova in difficoltà nel momento in cui deve prendere la decisione di non convocare qualcuno, ma il malcapitato deve accettare la scelta del coach e sedersi in tribuna con la coda tra le gambe.
Segni particolari: tuta di rappresentanza, faccia afflitta e occhiale scuro. A volte è anche accompagnato da un bellissimo paio di stampelle seppur non abbia nulla di rotto, soltanto per giustificare la sua non convocazione agli occhi degli altri.
Azioni frequenti: non fa altro che sfogare la sua frustrazione ripetendosi ad alta voce che lui potrebbe far meglio di quello che stanno facendo i compagni in campo. Quando gli altri spettatori gli chiedono motivazioni riguardanti la scelta dell’allenatore, lui farfuglia qualcosa di incomprensibile e si volta subito dall’altra parte.

Tutti questi personaggi contribuiscono al bellissimo caos che si crea sugli spalti durante una partita di rugby, nessuno escluso. L’assenza di uno di questi contribuirebbe a spegnere l’atmosfera.
Sicuramente vale la pena di unirsi a questo grandissimo mucchio di svalvolati.

di Federico Laguzzi

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