I doni di Rebecca 0 23495

Com’era la storia dei rugbisti che non muoiono mai, ma al massimo passano l’ovale? Forse non si è mai capito il peso reale di questa frase, non si è mai capito fino a ieri.

Rebecca Braglia, la rugbista deceduta in campo per un maledetto incidente di gioco lo scorso 2 maggio, ieri ha finito di donare i suoi organi. Ad annunciarlo è stato suo padre Giuliano con un post su Facebook, in un post in cui traspare un’enorme malinconia, ma allo stesso tempo una grandissima soddisfazione per l’opera compiuta, in cui augura una vita migliore ai riceventi dei trapianti.

È questa in fondo la vera filosofia del rugbista: donare tutto senza limiti, con spirito di sacrificio. Ed è forse per questo che il rugby non è per tutti. È bello pensare che nella vita, come nel rugby, non conta chi ha il pallone o chi lo porta avanti, l’importante è arrivare alla meta.

La vita va avanti e se non posso continuare io con i miei mezzi, insieme li uniamo e andiamo avanti, anche se non sarò io il protagonista”. Abbiamo molto da imparare da una ragazza che gioca a rugby andando contro i canoni imposti dalla società che si limita prettamente alla violenza del gioco, noncurante dell’aspetto umano che è fondamentale, ma ancor di più abbiamo da imparare da Rebecca e dalla sua famiglia.  Con tutto il cuore speriamo, ma in un certo senso siamo certi, che una parte di Rebecca e un po’ di rugby nel senso assoluto del termine possa riscontrarsi in ognuna delle persone salvate dal gesto nobile di Rebecca.

Un rugbista non muore mai, al massimo passa la palla”.

 

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