Quando il rugby non va in vacanza 0 1311

Troppe volte si sentono storie belle, di quelle in cui un gruppo di ragazzi rende felice chi non sempre è stato fortunato, un po’ come quel film americano, come si chiamava? Hardball? Boh vabbè. Le storie più belle in assoluto sono quelle in cui lo sport la fa da padrone, se poi il rugby è il diretto responsabile non possono che svettare i nomi delle due squadra di beach rugby più forti d’Italia, i neo-campioni Crazy Crabs Beach Rugby e le “Sabbiette” delle Sabbie Mobili di Roma.

Tutto ha inizio in quel fantastico ambiente estivo che è il beach, avete presente no? Il caldo, la birra, il sole, il mare, la birra, le urla moleste che infastidiscono i bagnanti, il tre quarti con la birra analcolica…bene, ecco a voi il beach rugby. Terracina ormai è la città simbolo di questa fantastica disciplina che attira sempre di più i curiosi che possono assistere e giudicare quell’aspetto sporco e sabbioso del rugby, e se Terracina è la città sacra le Rive di Traiano sono il tempio che ospitano la finale nazionale detta Master. Tra i tanti curiosi si sono visti al limitare dei campi questi tre piccoli ragazzi, troppo piccoli per essere chiamati solo ragazzi e troppo grandi per essere definiti bambini. Questi giovincelli della Casa Famiglia di Terracina hanno assaggiato per tutta l’estate il fantastico gioco del rugby su sabbia grazie agli educatori del Terracina Rugby e all’ENDAS Latina, e dopo un lungo periodo di gioco e allenamento decidono di vedere più da vicino il mondo dei grandi di questo sport. Quale migliore occasione? Come potrete immaginare, vuoi il mare, vuoi le gentili donzelle e i grandi energumeni che si divertono a fare i caproni con una palla in mano, i ragazzi si innamorano di quell’ambiente e di quegli omoni e signorine. Beh a quel punto perché non fargli conoscere questi campioni? Un po’ per caso capitano proprio sul campo in cui i frascatani, i Crazy Crabs, si stanno riscaldando in vista della prossima partita. Per quanto piccoli i ragazzi non sfuggono all’occhio dei giocatori che,dopo aver vinto la partita, si presentano ai loro fan, trascorrendo qualche minuto con loro. Quello che inizialmente è timore presto si tramuta in voglia di imitare i loro idoli ed usarli, giustamente, come sacconi da placcaggio (pratica difficile per i ragazzi di Frascati che si sa, amano placcare e odiano farsi placcare). Non manca la foto di rito, tutti in fila, come una vera squadra e in posa col sorriso e le mani a formare la doppia C dei loro nuovi eroi. Le ragazze, ancora con l’emozione negli occhi, decidono che non sono ancora sazie di momenti così magici e vogliono assolutamente conoscere una squadra femminile. Qui le conoscenze degli organizzatori del Master pilotano la scelta: le Sabbie Mobili. Tra una vittoria e l’altra si sdraiano all’ombra di quei pochi punti coperti e le ragazzine quasi non si accorgono della goliardica puzza che aleggia sotto quei gazebo, la felicità è troppa e il dettaglio troppo insignificante per una giornata come quella. Le giocatrici, travolte dalla foga delle loro piccole osservatrici, decidono di insegnargli i metodi più efficaci per placcare quei grandi omoni che sono i Crabs, così, per essere sicure che i loro avversari storici possano trovarsi davanti, un giorno, una nuova Sabbietta determinata a calpestarli…senza troppa cattiveria eh. Anche con loro foto di rito e la promessa che da brave sostenitrici si sarebbero viste le partite del pomeriggio. E indovina un po’? Le vincono tutte tutte. Sfortunatamente non possono assistere alle finali in notturna ma la notizia delle loro vittorie raggiunge la Casa Famiglia proprio la mattina dopo e per i piccoli futuri rugbisti è subito gioia. Che caso poi, dopo quattro anni di finali perse i Crabs finalmente sono i nuovi campioni italiani, nello stesso momento in cui sono diventati i nuovi idoli di questi ragazzi che ormai fanno del rugby il loro mondo, in cui non hanno nessuna preoccupazione, nessun educatore, l’unico pensiero è placcare e non farsi placcare e tombare senza farsi tombare, come qualunque altro bambino che si innamori della palla ovale. Per ringraziare i loro portafortuna non possono non regalargli le loro magliette blu mare con questo granchio rosso sul petto. Le Sabbie, come ogni anno, vincono di nuovo regalando a questi piccoli rugbisti la giusta motivazione per cominciare questo progetto condotto dai volontari del Terracina Rugby che una volta a settimana si recano nella Casa Famiglia e portano un po’ di sani valori rugbistici. Il principio più importanti lo conoscono già, quello che rende questo sport LO sport di squadra per eccellenza: sostenere. E’ questo che hanno fatto quel pomeriggio torrido su una spiaggia di Terracina, hanno sostenuto, non un giocatore, una strategia o una squadra, bensì l’immagine che si sono fatti di questi adulti pronti a sostenere chi in quel momento ne aveva più bisogno, che sia stato con una foto di gruppo o semplicemente con un placcaggio ben assestato.

Lorenzo Minnozzi

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