Black Lives Matter: anche Kolisi e Mtawarira scendono in campo contro il razzismo 0 404

«Il tempo per la paura e il silenzio è finito. La prossima generazione non può soffrire come abbiamo sofferto noi. Siamo tutti importanti. Black Lives Matters. È arrivato il momento di cambiare questo atteggiamento nei confronti dei neri».

Sono queste le parole che il capitano del Sudafrica Siya Kolisi utilizza per far sapere al mondo del rugby, e non solo, che è arrivato il momento di scendere in campo per combattere uniti, al fianco del grido che da mesi si alza dagli Stati Uniti: Black Lives Matter. Per alcuni potrà sembrare banale fare questo tipo di appelli dopo molto tempo dall’inizio delle proteste e, in aggiunta, lontano dagli USA; ma chi pensa questo non conosce probabilmente la storia di Kolisi e di tutto il Sudafrica. Non può esistere ambasciatore migliore del primo capitano nero della storia degli Springboks per sensibilizzare su tematiche legate al razzismo.

Per questo motivo Kolisi ha deciso di, e cito, «aggiungere la propria voce alla conversazione», iniziando a spiegare i motivi per cui è giusto che tutti, non solo lui, si schierino al fianco del movimento. Il capitano è nato come molti altri neri sudafricani in una township, e questo significa il più delle volte sentirsi e vivere totalmente emarginati dalle grandi aree metropolitane che popolano il paese, e che nascondono al proprio interno divisioni e classificazioni in base al colore della pelle. Certo il Sudafrica di oggi non è lo stesso del periodo dell’apartheid, ma sarebbe sbagliato arrivare a parlare veramente di piaga, perché di questo si tratta, del razzismo completamente debellata. Nonostante questo Kolisi cresce vicino a un oggetto che riesce a farlo distrarre e tenere lontano dai guai: una palla ovale. Ripercorrere la carriera rugbistica del capitano sarebbe futile, per questo è più utile ascoltare i ricordi di quando era bambino, di quando doveva «sopravvivere» a causa della fame.

O ancora, quando era entrato a far parte per la prima volta di quella nazionale di cui sarebbe diventato capitano ed era stato costretto ad adattarsi. Al tipo di gioco direte voi? No, alla lingua da dover usare. È proprio lui a raccontare e spiegare di come tutti parlassero tra loro in afrikaans, la lingua dei boeri, dei bianchi, e di come per questo motivo lui si sentisse messo da parte, escluso, discriminato se volessimo esagerare. «Una volta, non mi sentivo come se stessi rappresentando il mio paese. Mi sembrava di non essere apprezzato per il mio valore e che, invece, avrei dovuto essere grato di essere lì».

Quando Mandela aveva deciso di puntare sugli Springboks per riunire il paese e far nascere il nuovo Sudafrica, uno dei suoi più grandi sogni, oltre quello di vincere la Coppa del Mondo del 1995, era di poter avere un giorno un capitano di colore. Questo suo desiderio si è avverato grazie proprio a Kolisi nel 2018, durante un test match contro l’Inghilterra. Quello però che Madiba non poteva immaginare era che proprio il primo capitano nero della squadra avrebbe dovuto far sentire la propria voce per combattere ancora una volta il problema del razzismo nel mondo. Kolisi è probabilmente uno dei massimi rappresentati sportivi a far sentire la propria voce e, come sostenuto dallo stesso Mandela il giorno del proprio insediamento come primo presidente nero del Sudafrica, «il momento di colmare gli abissi che ci dividono è arrivato. Il tempo di costruire è il nostro tempo, tocca a noi». E questa volta a guidarci ci sarà il vincitore di Currie Cup e una Coppa del Mondo: Siya Kolisi.

 

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Alcuni giorni dopo il lungo discorso pronunciato da Kolisi, anche Tendai Mtawarira, pilone della nazionale sudafricana, deciso di rispondere all’appello del numero sei degli Springboks e scendere in campo al fianco del compagno. Con un video pubblicato attraverso il proprio profilo Instagram, Mtawarira ha deciso di spiegare a tutti i suoi follower, ma soprattutto a tutto il mondo della palla ovale, le motivazioni che lo hanno portato a schierarsi con il movimento e che dovrebbero spingere tutti a farlo. Per realizzare questo video ha deciso di indossare, forse casualmente, la felpa dei Los Angeles Lakers, una delle più famose franchigie NBA, sport di cui il pilone è un grande appassionato.

Quando si pensa alla squadra giallo-viola, in questo periodo in cui a Orlando sta per riprendere la stagione, il primo giocatore e nome a cui si pensa è ovviamente quello di Lebron James. Questo, oltre a essere considerato uno dei più grandi cestisti della storia di questo sport, si è sempre esposto in prima persona in America per combattere e provare a risolvere i problemi sociali del paese. Non a caso uno degli scontri di maggior impatto mediatico Lebron non lo ha avuto su un parquet, ma su un social network dove è stato attaccato per il proprio impegno sociale dallo stesso presidente Trump. Da qui nasce però un concetto che può essere associato a Mtawarira, a Kolisi e a tutti quegli sportivi che hanno scelto e che sceglieranno di schierarsi al fianco di battaglie relative al sociale, quello che in America definiscono “More Than An Athlete“. E qui siamo ben oltre l’essere semplici atleti.

«Dopo aver ascoltato l’opinione di Siya sulla questione relativa al Balck Lives Matter e sull’inclusione in Sudafrica, mi sono sentito in dovere di realizzare questo video e di essere solidale e sostenerlo. Ho una piena comprensione di come i sistemi nel nostro Paese abbiano emarginato alcuni gruppi demografici ed etnici. Non è facile dubitare e ripensare a se stessi, non per mancanza di talento e di iniziativa, ma perché non si rientra in certe categorie “accettabili”. È difficile accettare il fatto che devi fare il doppio del lavoro per ottenere la metà delle opportunità disponibili. Dobbiamo permetterci le stesse pari opportunità nello sport, negli spazi aziendali, nelle scuole e nelle comunità in generale. Dobbiamo anche sfruttare il potere della nostra diversità.
Ma la diversità senza inclusione è inutile. Sono contento che negli ultimi due anni gli Springboks, attraverso la leadership di Rassie, abbiano iniziato ad occuparsi di quello che una volta era l’elefante nella stanza e che ha già iniziato a dare enormi frutti.
Non vedo l’ora che arrivi il giorno in cui questo progetto sarà la norma piuttosto che l’eccezione».

 

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After listening to Siya’s take on black live’s matter and inclusion in South Africa, I felt compelled to make this video and stand in solidarity and support with him. I have a full understanding of how systems in our country have marginalized certain demographics and ethnic groups. It’s not easy doubting and second guessing yourself, not because of your lack of talent and drive but because you do not fall into certain “acceptable” categories . It’s difficult to come to terms with the fact that you have to put in twice the work to get half the opportunities available. We need to afford eachother the same equal opportunities in sport, corporate spaces, schools and the communities at large. We need also harness the power of our diversity. But diversity with no inclusion is futile. I’m glad over the last 2 years the Springboks through Rassie’s leadership, have begun to address what was once the elephant in the room and it’s already started to bear tremendous fruit. I look forward to the day when this blueprint is the norm rather than the exception #blacklivesmatter✊🏽✊🏾✊🏿#bethechangeyouwanttosee#thetimeisnow 👊🏽👊🏽#pavingthewayforthenextgeneration

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Di Lorenzo Giannini

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