Donne e Rugby: 10 grandi passi compiuti nel rugby femminile 0 940

Si pensava che dal 2000 il progresso ci avrebbe portato a viaggiare su macchine volanti. Non è successo e tante cose sembrano ancora ferme sul fondo di un barile di ignoranza e perbenismo settecentesco come lo stereotipo della donna che gioca ad uno sport maschile (o che tifa una squadra di calcio, così come di rugby). Stereotipo che non ha ancora abbandonato le menti delle persone anche nel nostro piccolo universo rugbistico. Così ci ritroviamo a rispondere alle tipiche domande: “Ma non è uno sport da maschi?”, “Ma che ci stai a fare in mezzo a questi delinquenti?
Oggi, le due ragazze dei Delinquenti prestati al mondo della palla ovale, in occasione della Giornata internazionale della donna vi elencheranno le 10 volte in cui le donne hanno dimostrato di essere invece più che adatte al “violentissimo” Rugby.

1. Kendra Cocksedge, la miglior giocatrice in Nuova Zelanda
2018, ASB Rugby Awards, il titolo di Player of the Year dell’ultima stagione giocata viene assegnato a Kendra Cocksedge, Black Ferns classe 1989. Un traguardo storico per la donna che, nel 2015, era stata anche eletta miglior giocatrice del mondo. Dopo aver contribuito con ben 11 punti alla vittoria contro l’Irlanda nel mondiale del 2017, un anno dopo la Cocksege interrompe la lunghissima lista di illustri giocatori di sesso maschile premiati dallo stesso riconoscimento (tra cui Ma’a Nonu. Kieran Read e Richie McCaw). Un premio che ha contribuito a rimarcare la forte crescita del movimento femminile nel Rugby (potete trovare l’articolo dedicato qui).
P.s.: nella stessa serata le donne della Nazionale Seven guadagnano il titolo di migliore squadra dell’anno, campionesse del mondo a San Francisco.

2. Inghilterra, Francia e Nuova Zelanda iniziano a stipulare contratti alle ragazze del Rugby a 15s
Siamo sempre nel 2018, una bella annata per il mondo rosa della palla ovale. La RFU, Federazione Inglese, compie un passo avanti verso il professionismo stipulando ben 28 contratti alle ragazze del XV. Già nel 2016 le inglesi avevano visto all’orizzonte che questa enorme possibilità potesse diventare realtà, ma poi i soldi erano stati dirottati verso le giocatrici del 7 dato l’imminente mondiale dell’anno successivo. Infatti, dopo il mondiale del 2017 erano già stati stipulati dei contratti per le giocatrici del Seven così, dopo varie richieste, anche alle ragazze delle squadre a 15 diverranno rugbiste professioniste a tempo pieno. Nell’aria si ha il sentore che a queste atlete ben presto si aggiungeranno anche le francesi e le neozelandesi.

3. Vittorie storiche, basi per il cambiamento
La Francia femminile vince il Sei Nazioni nell’edizione 2018 ma sopratutto batte 30-27 le Black Ferns della Nuova Zelanda in casa, allo Stade des Alpes di Grenoble. Prima vittoria in una gara ufficiale, entrata subito nella storia.
Tutti i paesi guardano alla Nuova Zelanda come punto di riferimento per costruire, allenare e rafforzare tecnicamente le proprie squadre femminili. Si cercano nuovi allenatori e staff all’altezza di quelli neozelandesi e tutto questo lavoro fa si che il gap tra i nuovi movimenti e quelli storici si riduca notevolmente.

4. Vittorie storiche italiane, basi per il cambiamento
Guardando al punto precedente ci è impossibile non parlare anche della nostra Nazionale femminile che in questa stagione si sta dimostrando capace di tenere testa alle grandi di questo sport. Di qualche giorno fa la notizia che per l’imminente partita del Sei Nazioni Women che vedrà l’Italia sfidare l’Inghilterra sono stati venduti 10000 biglietti. Le Azzurre per ora si trovano al secondo posto assoluto nella classifica del torneo e nessun’altra squadra può più permettersi di sottovalutarle. Vittorie come queste sono indice di un cambiamento che sta rivoluzionando il rugby femminile e che segna dei record nel campo di vittorie e classifiche scalate dal 2018 che ci rendono tutti orgogliosi delle nostre azzurre. Senza dimenticarci inoltre il secondo posto conquistato della squadra di Beach Rugby durante l’ultimo campionato in quel di Mosca che ha visto le italiane ad un passo dalla vittoria.

5. Il via a progetti tecnici importanti in Italia
Numeri che impressionano sono quelli delle rugbiste tesserate italiane che da quota 600 poco meno di 15 anni fa, ora sono 8000 le donne che affollano i campi italiani per allenamenti e partite. Per questa la necessità di un rinnovamento del movimento rugbistico femminile italiano. Notizia di poche ore fa della costituzione di una squadra Nazionale U20, un rinnovamento del campionato maggiore di Serie A femminile riequilibrando la competizione sia geograficamente che per livello rugbistico. E poi ancora si pensa ad un piano per rendere la Nazionale più competitiva a livello internazionale – ricordiamo che le nostre ragazze sono al 7° posto nel ranking mondiale – e alla possibile futura qualificazione della Nazionale Seven alle World Series.

6. La creazione della prima accademia femminile italiana
Collegandoci al punto 3, la notizia di poche settimane fa è che in Italia aprirà la prima Accademia di Rugby Femminile. Stanghella, piccolo comune del Veneto, avrà l’onore di ospitare il nuovo progetto della Women’s Rugby Academy che ha già deciso di mettere a capo di questa crescita tecnica e strutturale del rugby femminile italiano il gallese Stephen Mark Harries. Il coach sarà aiutato da tante altre personalità cresciute nel mondo rugbistico e che insieme cercheranno di dare forma a questo progetto ancora agli inizi ma che significherà una vera svolta per le donne appassionate di palla ovale in Italia.

7. L’esplosione del Seven
Abbiamo già parlato di come il rugby 7s giochi un ruolo fondamentale nel Rugby Femminile. Da quando, nel 1997, vennero incluse squadre femminili nel prestigioso Hong Kong Sevens, il numero di tornei femminili di questa tipologia di rugby è rapidamente cresciuto. Nell’ultimo decennio poi, il Rugby Seven a livello femminile ha avuto una crescita incredibile data la possibilità di poter partecipare ai giochi Olimpici anche per le squadre femminili. Sotto la spinta del Seven, anche il Rugby a 15 ha dato al via a quella serie di rivoluzioni di cui vi abbiamo parlato al punto 3.

8. La nascita del rugby femminile anche in America Latina
Nel 2014 in un reportage di Thomas Wheelock riguardo la situazione del rugby femminile in America Latina lasciava poche speranze alle ragazze del continente appassionate di rugby. Però guardando le tabelle del Rugby World Cup Sevens a San Francisco, le argentine nella scorsa edizione del 2018 si sono classificate quinte. Non male per coloro che non dovevano nemmeno avere una squadra. Per ora non riescono ancora a mettere in campo una squadra a 15 competitiva per il futuro campionato mondiale del 2021. Ma mai dire mai.

9. Il Super W
Super Rugby al femminile? Dal 2018 esiste ed ha velocemente scalato la classifica dello sport femminile più seguito dall’emisfero sud appassionato di rugby. Il Super W dà l’opportunità alle donne di giocare da quasi professioniste e di avere un campionato tutto per loro: per ora sono 5 le squadre interessante in questo campionato e solamente provenienti dalla terra dei canguri. Inoltre, grazie a questo torneo il Rugby Femminile in Australia ha riportato un aumento del 20% nelle adesioni e la crescita è un continuo divenire (potete trovare il nostro articolo dedicato datato 2018 qui).

10. Arbitri donne
Per la prima volta infatti, nel 2017, un arbitro donna arbitrò il massimo campionato Nazionale italiano. Infatti, la bionda irlandese Joy Neville, arbitrò per la prima volta in Italia durante l’ex-Eccellenza che da lì a poco è passata a fare la guarda linee nel PRO14 per poi arbitrarne un match proprio lo scorso gennaio in quel di Treviso. Lei, come Carla Munarini e Maria Beatrice Benvenuti stanno cominciando a ritagliarsi grandi spazi nel rugby internazionale e si stanno togliendo qualche soddisfazione come arbitrare anche durante il Sei Nazioni.

Grandi vittorie, partite appassionanti, giocatrici spettacolari: il rugby femminile fa sperare in un futuro pieno di soddisfazioni al femminile.

Di Chiara Bustreo e Cristina Marconcini

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