Edoardo Padovani, passato da Zebra e futuro da Leone: l’intervista esclusiva 0 413

Mogliano Veneto è stato il punto di partenza, Treviso sarà il punto di arrivo? Troppo presto per dirlo. Edoardo Padovani ha lasciato le Zebre per tornare verso la sua terra natia, firmando con la Benetton Rugby per ritornare in un Monigo che lo ha sempre visto come avversario.

Ad essere onesti, in quello stadio, Edoardo Padovani ha già vinto una volta. Bisogna però fare un passo indietro. Bisogna tornare al maggio del 2008, quando “Edo” era un adolescente alto e magrolino, con una folta “criniera”. Segno del destino? Forse. Il numero? No, non il solito 15 con cui siamo ormai abituati a vederlo giocare: indossava la maglia numero 10 del Mogliano Rugby, almeno 2 taglie più larga.

La finale di quel Trofeo Topolino era Mogliano-Tarvisium, arbitrata da un certo Marius Mitrea. Un match finito con il trionfo per 15-0 che porta anche la sua firma sul tabellino dei marcatori, con un piazzato da posizione assurda (dai 22 metri, sulla linea dei 5 metri laterali sull’out sinistro). Che sia di buon auspicio, per la sua nuova avventura in Benetton? Ai posteri l’ardua sentenza. Qui sotto, ecco il passato, il presente e il futuro di Edoardo Padovani, a 360 gradi.

Ciao Edo, dopo 6 stagioni alle Zebre e una breve parentesi a Tolone hai scelto di rientrare in Veneto, vicino a casa. La stampa ha sostenuto fosse una questione di lontananza. È proprio cosi?

La pura verità? Sentivo anche la sensazione che fosse arrivato il momento di cambiare. Da un annetto e mezzo non riuscivo a ritornare al mio meglio dopo quell’infortunio alla caviglia (in un raduno della Nazionale nel 2018, ndr), sia a livello prima fisico e poi mentale. Insomma, avevo bisogno di una scossa. Ho ricevuto alcune offerte dall’estero, però a fine febbraio anche il Benetton Rugby si è fatto sentire. Ho colto la palla al balzo. Mi sarebbe sempre piaciuto ritornare sulle “sponde” venete.

Come l’ha presa Tommy Boni, tuo fedele compagno di squadra dai tempi dell’under 11 fino al professionismo negli anni “Zebrati”?

È stato un duro colpo. Ovviamente, anche per tutti i ragazzi con cui ho legato molto, come ad esempio Mattia Bellini, Giulio Bisegni, Marcello Violi, Tommaso Castello, e questi sono solo alcuni. Ci vedevamo tutti i giorni, dentro e fuori dal campo. Per me, è stato un periodo davvero indimenticabile. Anche se per loro è stato un duro colpo, hanno comunque compreso questa scelta. Sappiamo che la nostra amicizia non scadrà mai, perché abbiamo instaurato un rapporto molto forte e di questo sono molto contento.

E il ritorno in campo dopo la pandemia?

In verità sono stato molto fortunato. Mi hanno operato all’anca 4 giorni prima del Lockdown, ed ho fatto un mese di stampelle, poi esercizi a casa. È stato bello tornare in Ghirada dopo tanto tempo, ho avuto moltissimi flashback. Lì abbiamo giocato tanti tornei Topolino, ed ho sempre avuto un bel ricordo. Sono rimasto sorpreso da quanto sia stato ben strutturato il lavoro in piccoli gruppi, da 4 o 5 giocatori massimi e a debite distanze. Zero rischio di contagi, tutto mega sanificato, lo staff con guanti e mascherine. Le abbiamo usate anche noi nel primo periodo. Diciamo che è stata una ripresa graduale, ogni settimana diventa sempre più intenso e ormai mi sento quasi pronto.

C’è un fatto carino: sin dalle Giovanili, hai sempre giocato al Monigo con maglie diverse da quella biancoverde. Com’è stato vestire la maglia del Benetton in allenamento e come immagini il tuo primo ingresso in campo?

Credimi, è stato molto strano. Il Benetton l’ho sempre affrontato come avversario, e già da quando eravamo piccoli. Prima con Mogliano in giovanile, poi con le Zebre, ed anche con Tolone. Non vedo l’ora di fare il mio ritorno in campo, e stavolta considerarla come una partita in casa. Immagino l’emozione di riassaporare il terreno di Monigo, e spero ci potrà essere il pubblico, la mia famiglia, i miei amici. È uno stadio importante per il rugby, ed anche per me, visto che in quello stadio abbiamo vinto un Topolino. Sarà una grossa emozione.

In Benetton hai anche ritrovato alcuni tuoi ex compagni dell’avventura moglianese con i quali hai vinto lo scudetto, tra cui Ezio Galon, coach dei trequarti…

Si, tra le altre cose è stata la prima volta che ho conosciuto Ezio nel suo nuovo ruolo di tecnico. Ci siamo scambiati anche qualche battuta sugli anni che abbiamo passato insieme a Mogliano, ma comunque ora c’è un rapporto diverso, tra giocatore e allenatore, un rapporto di massimo rispetto. Ma ricordiamo sempre volentieri delle situazioni che penso siano accadute nel solo spogliatoio di Mogliano. Dico davvero, di una comicità esilarante. Con delle prime linee come Meggetto, Gianesini, e Giostre Ceccato, non potevamo aspettarci altro.

Quali saranno i ricordi più belli di Parma, sia personali che professionali?

In ambito “professionale” conservo tanti ricordi e molto belli, e primo tra tutti la vittoria contro Edimburgo a Murrayfield (Edinburgh 14 – 19 Zebre, 27 ottobre 2016). A livello personale, fuori dal campo di gioco, ricorderò sempre le nostre feste di fine stagione, e soprattutto quella dopo la vittoria del derby contro la stessa Benetton. Finivamo per travestirci tutti, gli over 25 da personaggi maschili, gli under 25 invece da personaggi femminili. Ricordo un Marcello “Marci” Violi vestito da Marilyn Monroe davvero stupendo. Il mio miglior travestimento? Da Wilma Flinstone.

Parliamo del futuro: ormai la stagione 2019/2020 è andata. Cosa si aspetta Edoardo Padovani dal 2020/2021, anche in ottica Nazionale?

Sono tranquillo, ma non sono ancora al 100%. In merito all’ultimo Raduno Nazionale (dove Edo non è stato convocato, ndr), era giusto che andassero giocatori in pieno stato di forma. Voglio prima risolvere gli inghippi fisici che mi hanno dato noia in questi ultimi anni, e con lo staff del Benetton li stiamo risolvendo alla grande. Mi sento molto bene in campo, anche le gambe sembrano tornate quelle di una volta. Voglio dare un grosso contributo alla squadra, possiamo puntare alto e pensare in grande. Tutto qui è ottimo, lavoriamo tutti nello stesso verso e per lo stesso obiettivo.

Negli scorsi giorni, ci sono stati ritiri eccellenti: Biagi, Zanni e Cittadini. Vuoi salutarli?

Li ho già sentiti tutti. Anche quello di George Biagi è stato come un fulmine ciel sereno, pensavo facesse l’ultimo anno. Sono davvero molto dispiaciuto, ma penso abbia scelto la strada più giusta per lui. E con Ale Zanni, avrei voluto giocare al suo fianco nell’ultima stagione della sua carriera. Sono stati davvero degli esempi da seguire, per me e per tutti quanti. Ma sono loro scelte, e bisogna rispettarle.

Alessandro Vecchiato

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