Full Drum: il rugby attraverso il manga 0 1680

Il 2019 è l’anno del mondiale in Giappone, una terra che nel corso degli anni ha fatto degli anime e dei manga una vera e propria religione.

Per pubblicizzare quanto più possibile quest’evento e renderlo fruibile e comprensibile al pubblico sono stati creati non solo una serie di spot, tra i tanti quello con Ken il guerriero, creando uno spot a dir poco epico.

Il primo dicembre 2016 dalla penna di Hakoishi Tooru nasce “Full drum“. Il manga parla delle avventure di Hino un ragazzo al primo anno delle superiori convinto di poter conquistare le ragazze attraverso lo sport, non riuscendoci. Molto simile ad “All Out!” di cui abbiamo parlato qui si discosta per una vena molto più seriosa e attenta nello spiegare i regolamenti del rugby.

Dopo essere stato cacciato da più della metà dei club sportivi della sua scuola, però, Hino continua ad essere convinto della sua strada e di non aver ancora trovato lo sport a cui è veramente destinato. Tutto cambia quando il ragazzo si imbatte in Ayako Noborito, manager del club di rugby, di cui si innamora a prima vista. Caso vuole che la ragazza stia proprio cercando un nuovo membro per il club.

I tratti del manga sono lineari e puliti e anche le azioni più convulse risultano chiare ed eloquenti, la storia è scorrevole e si legge con estrema leggerezza. Il lettore scopre capitolo per capitolo le regole di questo sport partendo ovviamente dalle basi. A differenza di Capitan Tsubasa (“Holly&Benji“) non si troveranno super tecniche ma l’ennesimo ragazzino con l’abilità di placcaggio pari a quella di Ma’a Nonu che diventa flanker, rigorosamente numero 7, titolare dal nulla rincorrendo i suoi avversari totalmente a casaccio, facendo cadere ogni singolo pallone che i propri compagni gli passeranno.

Il paese del sol levante grazie a questo metodo pubblicitario e di marketing riesce ad attirare l’ attenzione anche dei più disinteressati all’argomento rugby andando a pescare a piene mani dal bacino degli otaku e dagli amanti degli anime affinché il mondiale nipponico non sia un evento per pochi, ma una manifestazione di portata colossale.

 

di Giacomo Civino

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