Il giorno della partita – Racconto di 24 ore 0 2839

Stanno per iniziare i campionati minori e la stagione del rugby italiano inizia ad entrare nel vivo, così come l’autunno che anche quest’anno non risparmierà fango e pioggia ai nostri cari eroi domenicali. Ma come vive il nostro caro atleta il giorno della gara? Abbiamo provato a raccontarvi le 24 ore (circa) vissute da gran parte dei giocatori delle categorie inferiori nel giorno sacro del rugbista.

Il giorno della partita:

SABATO

ORE 22.54

Saluta gli amici con un laconico: “Domani devo giocare” mentre gli stessi si accingono a sciabolare bottiglie da 66cl di Peroni ghiacciata al bar in piazzetta, intenti a fare rifornimento di carburante pre serata.

ORE 23.10

Arriva a casa, saluta i genitori, moglie, marito, figli, inquilini o animali domestici; Ultimo check alla borsa. C’è tutto tranne la carta igienica (pezzo fondamentale, come vedremo).

ORE 23.27

L’ansia sale. Decide di bere una tisana al finocchio (unica presente nei cassetti di casa, forse appartenente alla mamma, sorella, moglie o compagna).

ORE 23.45

Si mette a letto, primo tentativo di dormire.

ORE 23.47

L’ansia gioca il primo di una serie di scherzi beffardi. Corre in bagno.

DOMENICA

ORE 00.21

Dopo una serie di tormentanti rigiramenti nel letto, cade nelle mani di Morfeo.

ORE 03.49

Film onirico in cui vengono rievocate le paure più recondite e antiche, dall’infanzia ai giorni nostri, dall’orsetto in camera che lo spaventava a 5 anni, fino ad un infinito bicchiere di birra vuoto.

ORE 8.30

Suona ‘Delinquenti prestati al mondo della palla ovale dei Beer Brodaz. È la sveglia. Postpone.

ORE 8.38

Ancora la sveglia. Il POROPOROPO dei Beer Brodaz e l’ansia vincono sul sonno.

ORE 8.42

Pisciata in bagno con annessa scrollata della timeline dei vari social. Pare essere stato un gran sabato sera quello appena trascorso dai suoi amici.

ORE 8.51

Colazione: continentale, da far invidia a quella di un hotel 5 stelle piazzato in una delle maggiori capitali europee.

ORE 9.16

L’ansia e quel mix di yogurt alla frutta, cereali, pane uova e prosciutto, succo  di frutta e caffè giocano il secondo beffardo scherzo. Tappa al bagno, dalla cui finestra è possibile scorgere il cielo: promette pioggia.

ORE 10.45

Borsa in spalla esce di casa per andare al campo. La signora Gina del terzo piano sta già friggendo il friggibile per il pranzo della domenica. Gli odori prelibati arrivano al suo naso come il suono del canto delle sirene suonò alle orecchie di Ulisse.

ORE 11.03

Arrivo al campo da gioco.

ORE 11.50

Caffè di squadra che smuove la colazione nello stomaco, stavolta però ha la meglio sull’ansia.

ORE 12.30

Pranzo: mentre gran parte del mondo conosciuto si appresta a sedere attorno a una tavola imbandita, il suo menù si compone di riso in bianco, olio e poco parmigiano.

ORE 12.54

Iniziano i preparativi, gli scongiuri, le fasciature, il vestimento, le scaramanzie e gli urli. Il tutto è accompagnato dall’odore balsamico del fango intriso di olio canforato.

ORE 13.16

Tappa al bagno dello spogliatoio obbligatoria.  Toilette che in qualche caso assomiglia alla ‘peggiore della Scozia’ di Trainspotting. Qui risulterà fondamentale aver messo in borsa della carta igienica.

ORE 14.30

Dopo un lungo e stancante riscaldamento inizia la partita. Sotto uno scrosciante nubifragio.

ORE 17.00

Il match è finito, sia in caso di sconfitta che in caso di vittoria ci sarà una doccia (pregando Santa Caldaia affinché riscaldi correttamente l’acqua). Non prima però del confronto in cerchio ai bordi della panchina. Ancora piove e il fango incrosta vestiti e pelle. Si gela.

ORE 17.40

Si aggira nella struttura alla ricerca del terzo tempo. Lo trova. La birra scorre a fiumi, il cibo non manca. È aperta la caccia all’ultima salsiccia.

ORE 20.00

Il campo deve chiudere. La festa si sposta al bar in piazzetta. Del nostro eroe sappiamo solo che aprirà con i denti qualche birra per far colpo sulle ragazze senza pensare troppo al funesto lunedì che lo attende. Poi – come Dante che chiudeva i canti della sua Commedia fingendo malori – ‘cadde come corpo morto cade’.

di Andrea Papale

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