Il periodo Blues di Dan Carter 0 432

È da quasi 48 ore che ormai i media e i tifosi di tutto il mondo sono in fibrillazione per la notizia forse più importante di questo tumultuoso 2020: Dan Carter tornerà a giocare in Nuova Zelanda, non nella sua Canterbury, città dei suoi vecchi compagni Crusaders, ma più a nord, vicino la terra degli Hobbit, nella città dei Blues, Auckland. Dopo la parentesi giapponese durata una stagione e mezza, ultima interrotta per la recente pandemia, il figliol prodigo torna alle origini, lì dove il rugby lo ha conosciuto e lo ha plasmato per tutta la prima parte della sua vita. Dalla porta piantata dai genitori dietro casa per farlo allenare fino ad arrivare al Canterbury Rugby Football Union, squadra che fa capo ai Crusaders, il club più titolato dell’emisfero sud.

Dan, dopo pochi mesi nel Canterbury viene immediatamente notato dai big della franchigia e, appena ventenne, si ritrova nel campionato più importante del mondo a fronteggiare giganti affermati come Tana Umaga e Jonah Lomu. Da quel momento è un’escalation di risultati e record che lo portano a partecipare l’anno successivo alla Coppa del Mondo 2003, edizione in cui, appena ventunenne, conquistò il terzo posto. Nel 2005 è chiaro al mondo rugbistico chi davvero sia quel ragazzetto di Christchurch e dopo aver conquistato un Grande Slam nel Tri Nations, sconfitto i British and Irish Lions e trionfato nel Super Rugby con i Crusaders viene eletto Player of the Year, il primo neozelandese a vincere l’ambito titolo dell’IRB. Gli anni per lui trascorrono velocemente costellati da infiniti riconoscimenti e soddisfazioni, forse i più importanti nel 2010, anno in cui viene inserito nell’albo dei record come Top Scorer nel Super Rugby e il migliore degli unici 5 giocatori internazionali ad aver segnato più di 1000 punti nella storia della palla ovale superando il record “Sir” Jonny Wilkinson. Con questo bagaglio si presenta come uno dei giocatori di punta al mondiale casalingo del 2011 a cui purtroppo non riuscirà a concludere a causa di un infortunio che lo ferma alle fasi eliminatorie. Quella stessa edizione gli All Blacks conquistano l’oro, con lui fermo sugli spalti. L’anno successivo è nuovamente eletto miglior giocatore del mondo e al mondiale 2015 trionfa nella finale contro l’Australia mettendosi al collo l’agognato oro. Nella stessa occasione viene eletto Man of the Match. Dan Carter, pienamente soddisfatto della sua attività internazionale, appende la maglia nera al chiodo chiudendo così il suo “periodo nero“.

Un po’ come con Picasso, la fine di un periodo dà inizio ad un altro ancora più intenso e Carter accetta l’offerta del Racing 92, club francese di Top 14. Inizia così il periodo bianco e azzurro che lo vede subito protagonista e campione della stagione 2015/16. Lo stesso anno dichiara che l’head coach dei New England Patriots, nota squadra della NFL, in passato lo aveva avvicinato offrendogli la possibilità di diventare il loro kicker di punta. Forse per non emulare Michael Jordan nella sua negativa parentesi nel baseball (1994), o forse ancora troppo innamorato della palla ovale senza cuciture, declina l’offerta. Nel 2018 però arriva la bomba che sconvolge il movimento: quello che andrà a firmare con i nipponici Kobe Steelers sarà probabilmente il suo ultimo contratto prima dell’addio al rugby. Il mondo con la morte nel cuore lo vede vincere il campionato nel paese del Sol Levante aspettando la conferma di quella voce che da tempo vola da orecchio a orecchio. Una lama di luce però penetra tra le coltri dense di un addio che neanche Dan Carter è pronto a dare e da oggi è un Blues. E’ evidente come dovunque sia passato abbia seminato successo, la speranza degli abitanti dell’Isola del Nord e che possa portare un po’ di magia anche su quel campo dove la vittoria manca da 13 lunghissimi anni.

La domanda che noi ci poniamo è: riuscirà Daniel William Carter, 38 anni, a ritrovare lo stesso gioco con cui ha dominato negli ultimi anni in Francia e Giappone e a rinnovarlo nel campionato dal quale è assente da 5 anni?

Ragazzi, è Dan Carter.

Di Lorenzo Minnozzi

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