Il profondo significato del Fuwaku Rugby Club 0 963

 

Vivo in un palazzo pieno zeppo di anziani. Anzi, come direbbe Giancane, di “Vecchi di merda”: gente che ti lancia addosso le sigarette dal balcone e che se ti vede arrivare madido di sudore con le buste della spesa si sbriga a prendere l’ascensore.
Ecco, occasionalmente traggo soddisfazione dal pensiero che, se volessi, li potrei picchiare.
Non l’ho mai fatto, so che non è assolutamente un pensiero bello né particolarmente profondo, mi sento in colpa subito dopo, sono comunque educato e saluto sempre, ma la premessa è sostanziale in quanto questa mia certezza da galletto zoomer è andata a farsi benedire nel momento in cui il caporedattore mi ha detto di avere un pezzo per me. “Praticamente in Giappone c’è un club dove giocano solo anziani”. Bum, crollo. Neanche nella fantasia riesco a vincere facile.
Lasciando da parte il mio rancore, praticamente in Giappone c’è un club dove giocano solo anziani. Si tratta del Fuwaku Rugby Club, la cui fondazione risale addirittura al 1948. La squadra di Tokyo ad oggi non è l’unica a permettere agli old (per chi non lo sapesse, la convenzione vuole che ci si riferisca come tali ai giocatori over-40) di giocare, sono circa 150 le società che lo permettono, ma un elemento interessante del Fuwaku è l’età di alcuni suoi giocatori. Vi sono, infatti, diversi ultra-ottantenni e ben tre persone che hanno superato i novanta.
Il Giappone, oltre al recente amore per il rugby che li ha portati a investire molto sulla competitività del proprio campionato e nei Brave Blossoms, ha un problema demografico: il paese, secondo i dati dello Statistical Handbook of Japan 2019, ha una popolazione pari a più di 126 milioni di abitanti, dei quali il 28.1% hanno superato i 65 anni, ossia l’età in cui si entra nella senilità e si viene definiti “giovani anziani”. Per fare un paragone, in Italia gli over-65 sono il 22.9% del totale (dati Istat). Sono registrati poco meno di 125’000 giocatori di rugby, e circa 10’000 di questi sono old. Il progressivo aumento di anziani avvenuto in Giappone si associa a uno scarso ricambio generazionale, tanto che le previsioni per il 2060 segnano un drastico calo della popolazione giovanile (dall’attuale 12.2% al 10.2%) e un ulteriore incremento degli over-65 (dal 28.1% al 38.1%).
Gli investimenti fatti e i mezzi utilizzati per una massiccia affermazione di questa pratica agonistica tra i cittadini, che già provenivano da differenti tradizioni sportive meglio radicate nel costume locale, ha permesso a sempre più persone già adulte di integrarsi nella pratica del rugby, e questo ha portato, secondo i tesserati del Fuwaku, a una migliore qualità della vita, al formarsi di altre famiglie e garantire un senso alle cose proprio nel momento in cui i lutti e la lontananza dai parenti possono gravare maggiormente, portando al lasciarsi andare. Uno dei giocatori, il dottor Nagayama, in un toccante estratto di un articolo della BBC dice che “può sembrare strano, ma ho perso mia moglie anni fa e ora direi che non mi preoccupa morire giocando a rugby”.
La particolare storia del club è salita alla ribalta grazie alle foto fatte da Kim Kyung Hoon, le quali hanno portato il fotografo sudcoreano a vincere il 3° premio al World Press Photo 2020 nella categoria Sport. Un grazie di cuore per aver dato l’occasione di conoscere questa squadra e fornire l’opportunità di ripensare a come vadano considerate anche le persone più avanti con gli anni, alla terribile solitudine dalla quale si può essere schiacciati e all’importanza dell’avere una rete di supporto, degli amici, un clan e, perché no, anche del ricevere qualche legnata sul campo. A cosa significhi avere qualcuno al proprio fianco, in una ruck come nella vita. Lunga vita al rugby e a chi lo pratica.

di Davide Fantozzi

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