Insomma, chi vincerà il Sei Nazioni? 0 858

Sabato si avvicina a grandi falcate e finora ci sono poche certezze a livello rugbistico: l’Italia è aritmeticamente all’ultimo posto (ma giocherà il tutto per tutto con la Francia nella sua centesima apparizione al Sei Nazioni e nella 500esima assoluta) e questa è la prima. La seconda è che per forza di cose qualcuno vincerà la competizione europea, dopo un finale thrilling che vedrà Galles (ora a 16 punti), Inghilterra (ora a 15 punti) e Irlanda (ora a 14 punti) protagoniste di uno stallo alla messicana in salsa ovale.

Il più celebre esempio di “Stallo alla messicana”, tratto da “Le iene” di Quentin Tarantino.

 

Passiamo però agli incroci possibili:

Il Galles vince se batte l’Irlanda, indipendentemente dal risultato dell’Inghilterra e dal fatto che prenda bonus o meno

L’Inghilterra vince se batte la Scozia con bonus e l’Irlanda batte il Galles o se verdi e rossi pareggiano. In caso di vittoria senza bonus degli inglesi e con bonus degli uomini di Schmidt, bisognerà valutare la differenza dei punti.

L’Irlanda infine vince se l’Inghilterra pareggia o perde con la Scozia e loro vincono col Galles.

 

In redazione proprio non riusciamo a prendere una posizione netta, dunque, per non scontentare nessuno, abbiamo deciso di lasciare la parola a tre dei nostri redattori, schierati ognuno per squadra:

 

Vincerà il Galles perché… ha i numeri dalla sua parte e ha dimostrato di essere la squadra più forte. Ha il vantaggio delle probabilità, ai Dragoni basta vincere senza che la loro sorte dipenda dai risultati altrui. Ha il vantaggio delle statistiche: il Galles ha sempre conquistato il 6 Nazioni ottenendo il Grande Slam, quando ha vinto i primi tre match consecutivi del torneo. Ha mostrato di saper attaccare giocando un rugby efficace e spettacolare, proprio contro l’Inghilterra. Qui i Dragoni erano in svantaggio ma con forza di volontà, ruck dopo ruck, cavalcata dopo cavalcata, hanno messo gli acerrimi nemici in un angolo dal quale non sono più stati in grado di uscire. Ma quando si parla del Galles non si può pensare solo alla fase offensiva. Andiamo con la mente e lo sguardo alla partita contro la Scozia. In quest’occasione i gallesi hanno sofferto, sono stati messi alle corde, gli Highlander avrebbero potuto colpirli “a morte”, sconfiggendoli e infrangendo i loro sogni di gloria. E invece? Placcaggio dopo placcaggio, grazie ad una difesa sontuosa e avanzante, il Galles ha respinto tutti gli attacchi scozzesi. Le cornamuse che squillavano a Murrayfield hanno dovuto interrompere la loro melodia, quando negli ultimi 5 minuti i Dragoni – dopo aver rubato l’ennesima palla dalle mani avversarie – hanno magicamente nascosto l’ovale riuscendo a chiudere la sfida con 3 punti, grazie ad un piazzato nel finale. Una squadra forte sa vincere anche quando gioca male, quando è in svantaggio, quando il “nemico” è pronto a scoccare il colpo decisivo. Infatti, il Galles è sempre risorto. Ci sono almeno 4 motivi che hanno permesso ai Dragoni di poter arrivare a questo punto del 6 Nazioni. Il primo: l’allenatore; Warren Gatland si è mostrato il maestro di rugby qual è, nella lettura delle partite, nel saper mischiare le carte al momento giusto della gara, nel prevedere le mosse dell’avversario riuscendo a rendere la sua stessa squadra imprevedibile. Il secondo: la qualità dei suoi giocatori; i gallesi sanno giocare a rugby, ognuno di loro svolge al meglio il proprio lavoro. Una sinfonia del gioco individuale per l’armonia di quello collettivo. Mischia pesante e dinamica, touche precisa e veloce, tre quarti forti ed esplosivi. Non solo, il Galles ha una rosa competitiva. Sforna giovani talenti che sembrano già pronti per il grande rugby. Fino ad ora, chi è entrato in campo dalla panchina non ha fatto mai rimpiangere chi è uscito dal campo. Questo garantisce sempre qualità, freschezza, concentrazione e lucidità. Caratteristiche che hanno consentito ai Dragoni di essere sempre in partita per tutti gli 80 minuti di gioco riducendo al minimo la possibilità di commettere errori. Il terzo: il capitano Alun Win Jones. 33 anni, 198 centimetri per 98 chili, veterano del Galles. Colonna della rimessa laterale, sostegno in seconda linea della mischia. 126 presenze con i Dragoni, di cui 46 d capitano. Nel suo ruolo Jones è la seconda linea con più presenze in assoluto in una nazionale nella storia di questo sport. È il secondo giocatore gallese con più presenze dopo Gethin Jenkins ed ha totalizzato 9 caps con i British and Irish LionsAlun Win Jones è carisma, è un punto di riferimento per i compagni, è un esempio da seguire. Il quarto: il pubblico del Millennium Stadium di Cardiff. Quando senti i tifosi gallesi cantare per la propria squadra dal primo all’ultimo minuto, sai che in campo non ci sono solo 15 Dragoni ma circa 80mila. Il Millennium è un fortino difficile da espugnare per chiunque. È il tempio della resistenza, della tradizione e dell’orgoglio rugbystico gallese. “La vecchia terra dei miei avi m’è cara, terra di bardi e di cantanti, celebri di stima; I suoi valorosi guerrieri, tali patrioti brillanti, per la libertà versarono il loro sangue“, questo recita la prima strofa di Terra dei miei padri (Land of our fathers, Hen Wlad Fy Nhadau in lingua celtica, ndr), inno nazionale del Galles. Quando senti i tifosi cantarlo a squarciagola, quando vedi quei giganti in campo tesi e appassionati, commuoversi come dei bambini ogni volta prima delle partite, grazie a quelle note e quelle parole, capisci che stai per assistere ad una sfida speciale. Lo hai già capito dai brividi che hai provato. La tua pelle in quel preciso istante è diventata d’oca. Immaginate come potrà essere tutto questo durante l’ultimo match decisivo per la vittoria del 6 Nazioni con in ballo il Grande Slam. Perciò vincerà il Galles e Jones alzerà quel trofeo che manca ai Dragoni dal 2013 (dal 2012 insieme allo Slam), rendendo fieri e orgogliosi i “Padri della loro Terra“.

Di Andrea Aversa

 

Vincerà l’Inghilterra perché… Eddie Jones non è uno sprovveduto.

La nazionale inglese ha saputo cambiare pelle dopo la catastrofe dello scorso anno. Se nel 2016 e 2017 era riuscita a imporre il suo dominio con un gioco che puntava al possesso palla, al breakdown e al gioco statico, con l’obiettivo di lavorare i fianchi delle difese avversarie, quest’anno abbiamo visto tutt’altro: Owen Farrell in stato di grazia ha saputo orientare il gioco a largo dei suoi con un piede fuori dal normale e con una quantità di opzioni enorme per ogni azione offensiva che si stava proponendo.

Il rientro di Tuilagi ha portato peso al centro in fase offensiva e sicurezza in quella difensiva. La partita col Galles è stata il passo falso in una campagna fin qui trionfale in cui Eddie Jones ha potuto sperimentare con la certezza di riuscire: il caso più esemplare è la prestazione fuori dal normale di Cokanasiga contro l’Italia. Schierato a sorpresa, ha messo perennemente in sofferenza Esposito con la sua esplosività e l’abilità nell’handling, skills che possono far saltare completamente il gameplan di qualunque squadra.

La mischia inglese ha fin qui fatto benissimo, al netto delle intemperanze di Sinckler e sicuramente cercherà di sfruttare i punti deboli della non irresistibile prima linea scozzese, che, come molti altri suoi reparti (su tutti la mediana e il triangolo allargato), è falcidiata dagli infortuni. Townsend caricherà i suoi, ma il discorso prepartita del tecnico ospite potrebbe essere più complesso del solito.

Certo, la Scozia arriverà a Twickenham determinata a rovinare la festa agli inglesi per via di circa mille anni di  “incomprensioni”, ma nel caso in cui si arrivasse all’atto finale con ancora una competizione viva (ossia nel caso che l’Irlanda battesse il Galles nella partita precedente, Inghilterra Scozia è la partita che concluderà il Sei Nazioni), sarà impossibile pensare ad un risultato diverso dalla vittoria roboante.

Il pubblico dello stadio londinese dirà la sua in quella che sarà una bolgia. Bisognerà sperare e dimostrare di essere i migliori dunque: la prima cosa non dipende da Jones e i suoi, ma sulla seconda non dovrebbero esserci problemi.

Di Alessandro Ferri

 

 

Vincera l’Irlanda perché.. è più forte dei pronostici. Estremamente remota la possibilità di vincita dell’Irlanda, che dipende solo in parte dall’esito della partita di sabato contro il Galles al Millennium Stadium. L’Irlanda di Schmidt vince se, oltre a battere il Galles, l’Inghilterra perde in Scozia.

Lo scopo del XV irlandese è quello di impedire il Grande Slam del Galles ma sappiamo beneh quanto sia difficile spuntarla a Cardiff. Difficilmente i padroni di casa allenteranno la presa su di un trofeo che sentono già proprio e sulla possibilità di vincere tutte le partite di questo Sei Nazioni 2019.

L’anno scorso l’Irlanda ci ha lasciato a bocca aperta con un gioco spettacolare e ha concluso l’edizione del Sei Nazioni 2018 con un meritatissimo Grande Slam. Il XV irlandese una vasta quantità di talenti tra campioni pilastri del Rugby moderno a nuove leve. Il 17 novembre poi, Best e compagni hanno battuto gli All Blacks.

Dopo le prime tre partite andate così così, l’Irlanda torna a far sperare i suoi devoti tifosi sparsi in tutto il mondo. Il XV di Schmidt batte la Francia sotto gli occhi dei spettatori dell’Aviva Stadium di Dublino. Domina possesso e territorio portandosi sul 21-0 già all’intervallo, con Ealrs poi arriva la meta del punto di bonus lanciando nuovamente la Nazione in corsa per la conquista del trofeo.

Do it for the Best.
Ultimo Sei Nazioni per il capitano della Nazionale Rory Best che ha portato l’Irlanda alle due recenti vittorie contro gli All Blacks. Best è il quarto giocatore con più presenze nella storia della Nazionale Irlandese (115) e autore dell’opening try della partita con la Francia, ultima partita in casa per lui. Rory Best ha raccolto l’eredità da capitano lasciatagli da Paul O’Connell, con gli occhi luccicanti di emozione ha spinto la sua squadra a guadagnare i punti necessari per far si che la sua Irlanda restasse in lizza per la vittoria.

L’Irlanda è divisa tra scettici e positivisti. C’è chi ancora non solo spera ma crede nella vittoria e chi invece chiede alla squadra solo una buona partita, in modo tale da entrare comunque tra le candidate alla Coppa del Mondo 2019.

Di Cristina Marconcini

Questi li scenari che dunque si vanno a delineare, anche se la domanda rimane quella che si evince dal titolo: Insomma, chi vincerà il Sei Nazioni?

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