Perché Italia-Georgia è più di un test match 0 2125

Italia. Suona un telefono: un rumore stridulo e soffocato dalla tasca dei pantaloni. È primo pomeriggio, il momento della siesta e non delle chiamate, specialmente a inizio weekend. Ma non è uno dei soliti venerdì: il 16 gennaio 1998 si fa la storia del nostro sport e il tutto attraverso due telefoni a distanza di migliaia di chilometri dall’altro. A rispondere è l’allora presidente della FIR Giancarlo Dondi:

L’Italia è stata accettata, felicitazioni!

A parlare era Roger Pickering, direttore esecutivo dell’appena defunto Cinque Nazioni. La nostra nazionale era stata invitata al torneo più prestigioso del mondo ovale. Oggi, a distanza di 20 anni, siamo qui a difendere quel posto che ci spetta di diritto.

6 Nazioni, torneo a invito?

Sembra strano pensarlo ma il torneo più prestigioso al mondo assomiglia, almeno nella sua organizzazione, a un club esclusivo dove solo i partecipanti possono decidere chi può entrarvi e con quali caratteristiche. Difatti è così. Francia e Italia hanno dovuto seguire un iter tortuoso, più per noi che per i nostri cugini d’oltralpe, prima di entrare a far parte del torneo di Sua Maestà.

La Francia tra il 1906 e il 1909 disputò diverse partite, durante l’allora Home Championship, con le nazionali britanniche. L’anno dopo il torneo si allargò diventando il Cinque Nazioni. Tuttavia le prime vittorie francesi arrivarono dopo un bel po’, considerando anche l’interruzione per la I guerra mondiale: Irlanda (1920), Inghilterra (1927) e Galles (1928). Solo con la Scozia trovò il successo già nel 1911.

Le prime vittorie di rilievo per l’Italia arrivarono negli anni ’90: con l’Irlanda (1995), Francia (1997), Scozia (1998) e nel 1997 vinse anche il suo primo e ultimo Rugby Europe International Championship. Per questi meriti l’Italia venne invitata nell’odierno 6 Nazioni che si disputò la prima volta nel 2000.

Il dibattito

La storia (ahi noi) si ripete ogni anno. Sebbene dal reparto giovanile e dall’accademia qualche segnale arrivi, il risultato è sempre lo stesso. Su 19 edizioni del 6 Nazioni l’Italia ha ottenuto 13 cucchiai di legno (ultima posizione) e 8 whitewash (tutte sconfitte). Le ultime tre edizioni del torneo sono il risultato peggiore di sempre per una nazionale partecipante: 18 sconfitte su 18. La domanda a rugbysti e non, a tifosi e occasionali, sorge spontanea: l’Italia merita il 6 Nazioni?

Il relativismo sarà il nostro faro senza dimenticarci del dato oggettivo. Per un momento non guardiamo a noi ma, per esempio, alla Francia. I galletti hanno vinto il loro primo Cinque Nazioni nel 1954 a pari merito con Inghilterra e Galles poiché il regolamento per la vittoria in caso di pareggio venne introdotto nel 1993. Cinque anni più tardi furono invece per la prima volta da soli in vetta. 25 anni di attesa nel primo caso, 30 nel secondo. 27 vittorie su 99 partite giocate (nel 1914 la Francia disputò 3 match su 4) fino al 1954. Ovviamente la Francia negli anni ha inanellato trionfi e attualmente gode di 25 tornei vinti (17 da sola) su 88, posizionandosi come terza nel palmarès dietro a Inghilterra e Galles.

Forniamo un altro dato che non serve tanto a giustificare i nostri insuccessi ma a inquadrare bene il problema: quanti sono i giocatori professionisti tra le nazioni partecipanti? Italia, 87.211 giocatori registrati su 88.232; Francia, 542.242 su 634.028; Inghilterra, 382.154 su 2.139.604, per citarne solo alcune (fonte: IRB, players number 2016). Dopo 19 edizioni di 6 Nazioni l’Italia ha vinto solo 12 partite su 95. È giusto riconoscere all’Italia lo stesso tempo di crescita che ha avuto la Francia, in modi e periodi storici diversi, ma è anche legittimo interrogarci sulle nostre mancanze, come nazione prevalentemente calciofila, federazione e sportivi prima che tifosi. Per ora sono le parole di John Feehan, CEO del torneo, a rassicurarci:

Non stiamo pensando di includere nessun altro. Per ora siamo assolutamente soddisfatti di avere le sei migliori formazioni d’Europa nel nostro torneo. Per l’Italia ci sarà bisogno di aspettare. Servirà un po’ di tempo per vedere come vanno le cose, almeno dai 10 ai 15 anni

Le due nazioni più agguerrite sul versante “Italexit” sono Romania e Georgia, la seconda più della prima potrebbe avanzare requisiti migliori per una richiesta di “promozione”. La Romania invece campa di ricordi e rimpianti.

La nazionale a 15 rumena può reclamare successi ancor prima dell’Italia: nel 1960 arrivò la prima vittoria con la Francia, nel 1988 contro il Galles e nel 1991 con la Scozia, oltre ad aver vinto 10 volte il Rugby Europe International Championships. Perché allora la Romania non venne invitata prima dell’Italia dai partecipanti del Cinque Nazioni? Probabilmente per motivi politici, il rugby veniva associato al dittatore comunista Ceaușescu, ed economici, per la crisi che subì lo sport dopo la caduta del regime. La Romania inoltre, insieme alla Spagna, non parteciperà alla prossima coppa del mondo dopo il verdetto di World Rugby. 

La Georgia domina il campionato europeo continentale dal 2000: 12 trionfi su 17 edizioni. Georgia che può contare solo su 7.859 giocatori registrati su un totale di 12.551. Nonostante questo i Lelos (dal nome di un antico sport di contatto autoctono) negli ultimi anni sono cresciuti e hanno sempre di più fatto sentire la loro voce. Attualmente i georgiani sono appena sopra l’Italia, alla 13esima posizione nel ranking mondiale. Ciò che manca alla nazionale di Tbilisi sono i successi contro le squadre maggiori: nessuna vittoria contro le big 6. A giugno la Georgia ha perso 28 a 0 contro il Giappone, lo stesso che abbiamo vinto 22 a 25 nel secondo dei due test match previsti (il primo perso 34 a 17).

Conclusioni

L’Italia deve sicuramente ritrovare la propria strada, non può dipendere dai risultati delle altre formazioni. La coppa del mondo 2019 sarà uno spartiacque tra la generazione passata e la nuova che prepotentemente reclama il suo posto (si veda il triangolo allargato e la terza linea ala). La mancata seconda accademia è un fallimento della nostra federazione che deve spingere ancor di più sulla propria promozione.

Le richieste delle altre nazionali sembrano più delle provocazioni che delle dimostrazioni di forza. Per stare tra i grandi bisogna prima sconfiggerli. Per questo la partita del 10 novembre all’Artemio Franchi di Firenze sarà un’occasione irripetibile per ambedue le squadre: l’Italia dovrà confermare la sua supremazia continentale sulle nazionali emergenti, la Georgia potrà acquisire maggior fiducia e valore internazionale e magari usarli per le sue richieste.

Una sconfitta non sconvolgerà il rugby italiano dall’oggi al domani e non comporterà nemmeno un’esclusione o una rivoluzione del format 6 Nazioni (abbiamo un contratto fino al 2024). Ci farà però prendere coscienza della nostra situazione e di ciò che va migliorato.

Chi vi scrive è favorevole a un possibile allargamento del torneo, soprattutto nella formula promozione-retrocessione per evitare prolungamenti nella pausa campionati già oggetto di contestazioni in Inghilterra. Il rugby come sport appartiene a tutti ed è giusto premiare le nazionali che si meritano una maggiore visibilità e necessitano di una crescita sia a livello di gioco che di numeri.

Forza Azzurri!

di Manlio Adone Pistolesi

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