Izzy Folau ha fatto un bel casino 0 7899

Settimana scorsa, nella partita persa con i Blues, Israel Folau ha segnato la sua sessantesima meta nel Superugby, diventando il miglior marcatore nella storia della competizione. Un momento altissimo nella carriera dell’australiano, che però nelle ultime 24 ore sta rischiando di naufragare del tutto.

Andiamo con ordine però: 

Folau, 30 anni compiuti il 3 Aprile, è un fervente cristiano. Fin qui nulla di strano, tanti atleti (da Kakà a Novak Djokovic, passando per Edinson Cavani, Roberto Baggio e Sonny Bill Williams) hanno riposto tante energie nel professare il loro credo religioso, trovando conforto nei momenti difficili delle loro carriere. Il problema però è il modo in cui Folau si pone nei confronti del mondo circostante.

I suoi nemici principali? atei, omosessuali, non cristiani. Per Folau, tutte persone che dovrebbero finire all’inferno.

E se il suo profilo Twitter fiorisce di post inneggianti a Gesù (ancora una volta: nulla di male), capita spesso di incappare in post dal sapore catastrofista e marcatamente omofobo.

Proprio ieri infatti, è apparso su Instagram un post del giocatore dei Tahs in cui si avvertivano (letteralmente) “ubriaconi, omosessuali, adulteri, bugiardi, fornicatori, ladri, atei, idolatri” che l’inferno li stava attendendo e che l’unica soluzione era redimersi per abbracciare Gesù.

Non una cosa che fa molto 2019.

Ovviamente (e giustamente) si è scatenato un putiferio: Folau è stato aspramente criticato da gran parte del mondo ovale, in particolare da James Haskell e Joe Marler, non proprio due emblemi del politically correct, sebbene molto british:

Il primo ha scelto una via polemica twittando:

“Questo è il più grande carico di merda che abbia mai letto. Lo sport non ha spazio per queste stronzate. Continui ad odiare dei gruppi @IzzyFolau, non stai diffondendo le parole del signore. Stai diffondendo odio.”

Marler invece, emblema del sopra le righe, ha optato per un approccio più “iconografico”:

Le ripercussioni per Folau però non sono state solo social: tramite un duro comunicato, prima Qantas, compagnia aerea main sponsor dei Wallabies e poi la federazione australiana stessa, hanno comunicato l’intenzione di interrompere il contratto con il giocatore, che ha leso l’immagine di una nazionale che ha sempre lottato per l’integrazione.

In 5 giorni dunque Israel Folau, uno dei giocatori più forti al mondo, ha buttato via una carriera internazionale di livello assoluto, a causa delle sue posizioni intransigenti, omofobe e razziste, ricordando  una figura mitologica metà Savonarola, metà Homer Simpson.

Di Alessandro Ferri

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *