Kendra Cocksedge: la donna che ha rivoluzionato il rugby neozelandese 0 868

Ti viene sempre chiesto cosa vorresti diventare da grande e io ho sempre voluto essere una giocatrice di rugby professionista. E non avevo idea che questo potesse succedere.

Ha iniziato la sua carriera di giocatrice a livello Nazionale a 19 anni, ha disputato tre campionati del mondo, ha vinto un riconoscimento come miglior giocatrice per la sezione femminile nel 2015 da World Rugby sia durante gli Awards neozelandesi. E oggi, a 30 anni, si è aggiudicata il podio come miglior giocatore neozelandese.
E che c’è di strano? C’è che in 11 anni di storia una donna non aveva mai vinto questo premio e c’è che la sua medaglia d’oro se l’è sudata e l’ha conquistata battendo talenti neozelandesi come Brodie Retallick (già incoronato per la “IRPA Try of the Year” dall’ente mondiale per quella meta dopo la finta agli australiani), Codie Taylor e Richie Mo’unga già incoronati rispettivamente miglior giocatore Maori e miglior giocatore del Super Rugby.

Un mediano di mischia che non ha portato in passato alla vittoria solo le Black Ferns ma che quest’anno, durante il massimo campionato femminile in Nuova Zelanda, la “Farah Palmer Cup”, è stata la protagonista indiscussa con la sua squadra di Canterbury. Nel 2017 con il team, per il quale lavora anche come delegata per lo sviluppo giovanile, ha sia vinto la competizione che un riconoscimento come miglior giocatrice della stagione: infatti con 43 mete e 648 punti fatti è stata la rugbista più significativa della stagione.
Nonostante quest’anno i World Rugby Awards abbiano visto la predominanza di vittorie per mano degli irlandesi, la Nuova Zelanda ha ricevuto riconoscimenti anche grazie ad un’altra figura femminile Michaela Blyde, che ha vinto “World Rugby Sevens Player of the Year”.

Nonostante una carriera nel cricket la Cocksedge nel 2007 ha pensato bene di dedicarsi completamente al rugby ottenendo risultati che mai, prima d’ora, una donna aveva ottenuto. Interrompendo la successione di vincitori di sesso maschile, la giocatrice delle Ferns ha lanciato un chiaro segnale sia al suo paese che al mondo interno della palla ovale. Succedendo atleti come Jonah Lomu, Richie McCaw, Ma’a Nonu, Dan Carter, Beauden Barrett – non so se vi dicono nulla questi nomi – ha firmato un giorno veramente importante per il rugby femminile nel mondo.
Onestamente, guardando i nomi del passato di questo trofeo…e pensare che in futuro ci potesse essere anche il mio era abbastanza irreale come cosa. Forse è per quello che mi vedevo già tagliata fuori.”

157cm di pura cattiveria, agilità, esplosività di gambe e il cinismo intelligente tipico di un mediano di mischia e che prende d’ispirazione il gioco di un altro grande 9 All Blacks Justin Marshall. Kendra è tutto ciò e anche di più: è una ragazza che ha cominciato a giocare a rugby all’età di 4 anni a Taranaki con una sorella gemella che, al contrario suo, faceva danza classica. Dopo la vittoria nel 2010 e nel 2017 della Womens Rugby World Cup (più vari riconoscimenti già citati), l’atleta ha cominciato ad impegnarsi per dare al rugby neozelandese una svolta per quanto riguarda la sezione femminile. Allena le atlete del futuro che, come lei, hanno il sogno di giocare a rugby. Vuole dare l’opportunità a quelle piccole rugbiste che in lei vedono un modello da imitare e a cui ispirarsi, di poter vivere in futuro con e grazie al rugby facendo diventare una professione questo sport anche a livello femminile. “Il rugby è nel nostro sangue. Noi lo viviamo e lo respiriamo. Il mio ruolo è quello di creare un sentiero per le ragazze giovani che stanno affrontando questo cammino di crescita nel rugby femminile. – continua – Crescendo non ho mai avuto un modello da seguire che fosse una delle Black Ferns quindi ora io voglio essere un modello per chi sta crescendo in questo momento. Noi vogliamo ragazze che guardano in alto e dicono ‘voglio essere come Kendra, voglio essere come Portia’. Questo è quello che stiamo facendo per portare sempre più ragazze a giocare.
Solo un anno fa affermava: “Se posso far vivere alle ragazze il sogno che io sto vivendo sarebbe veramente bello.” e Kendra, un passo in più per realizzare il sogno di tante rugbiste l’hai già fatto. Grazie.

Di Chiara Bustreo

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