Quadzilla sfida Carlin Isles, i più veloci del rugby 0 64

L’estate sta arrivando” per usare un eufemismo da serie tv. Conclusosi un altro anno di campionati e solite emozioni vediamo avvicinarsi a passo lesto il rugby Sevens, il rugby dei top speeder.

Tra i vari tornei e raggruppamenti estivi emergono tra le chiacchiere di giocatori e spettatori i grandi nomi di questa disciplina, la cui più grande dote è la velocità. Vengono subito in mente nomi quali: Seabelo Senatla, Perry Baker e Bryan Habana. Ultimo e primo fra tutti lo statunitense Carlin Isles, il giocatore di rugby più veloce del mondo. Giocatore famoso per la sua frequenza di appoggi e per le grandi curve che lasciano indietro gli avversari, non cresce nel rugby ma nell’atletica leggera, disciplina che lo ha portato a volare sui 100m piani in 10″15 (record del mondo di Usain Bolt 9″58 ndr). Bravino per l’atletica, fenomenale per il rugby, la sua storia, e velocità, fanno il giro del mondo e subito è chiaro a tutti che i velocisti dell’atletica leggera possono essere ottimi giocatori di Sevens, ma quanti di questi atleti sono disposti ad abbandonare il tartan per dedicarsi ad impatti, cambi di direzione e ad una palla dal rimbalzo incontrollato? Meno di quanto si pensi e di conseguenza Isles rimane il giocatore di rugby più veloce del mondo…fino a qualche ora fa.

Nel mondo dei velocisti “minori”, ovvero quelli che non sono annoverabili nella lista dei primi 50 al mondo, c’è un biondino che a stento raggiunge il metro e 65 che, stanco della corsa su pista, ha deciso di cimentarsi nello sport più bello del mondo. Parliamo dell’australiano Trae Williams, detentore del titolo australiano sui 100m, noto a tutti come Quadzilla. Il ragazzo in questione classe ’97, ha comunicato sui social qualche giorno fa, in seguito al mondiale di staffette di Yokohama: “E’ stato un grande onore per me poter rappresentare il mio paese così tante volte grazie all’atletica ma è arrivato il momento di fermarsi. Grazie mille a tutti. Che la fase 2 abbia inizio.”. La fase 2 in questione vede come obbiettivo principale i Giochi Olimpici di Tokyo 2020, edizione in cui rugby Sevens avrà un certo spessore dopo essere stato riconfermato in seguito a Rio 2016.

Trae Williams

Quadzilla, soprannome conquistato grande ai suoi titanici quadricipiti, spiega in un’intervista rilasciata al The Sidney Morning Herald: “Ho sempre amato questo sport e quando mi si è presentata l’opportunità di provare a giocare con la Nazionale australiana di Sevens e quindi, una possibile convocazione per Tokyo, è stato difficile per me pensare di dire no. Si sono presentati dopo i campionati nazionali australiani (di atletica leggera) e mi hanno proposto di fare un paio di passaggi per vedere come me la cavavo. In seguito sono stato invitato a Sidney per fare dei lavori più tecnici insieme all’head coach della nazionale Tim Walsh. Sono rimasti piacevolmente colpiti dai risultati.”.

Trae ha un Personal Best sui 100m di 10″10, tempo marginalmente più basso rispetto al PB di Carlin Isles con la differenza che il primo è cresciuto nelle scuole australiane, luoghi in cui il rugby è parte integrante nello sviluppo psico-fisico dei ragazzi. L’australiano ha affermato che cercherà di imitare i grandi della disciplina come Isles e Perry Baker, giocatori che insieme rendono la nazionale statunitense una delle più importanti pretendenti al titolo olimpico e che sicuramente saranno arginati dall’ultimo velocissimo innesto australiano.

Carlin Isles e Perry Baker

E’ chiaro ormai come nel rugby si ricerchi il massimo della prestanza atletica, che sia la fisicità nel rugby union o la velocità nel Sevens. Che diventi un must avere un velocista in squadra? Vedremo davvero un velocissimo scontro fra titani alle prossime finali olimpiche o davvero nessuno può fermare le brucianti volate delle aquile americane?

 

di Lorenzo Minnozzi

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