Quattro chiacchiere con Sergio Parisse 1 1273

Quel “Ciao, come stai?” lo aspettavo da qualche mese. Speravo di sentirlo durante un allenamento o una conferenza in vista di Italia-Inghilterra, ma i piani miei, della Nazionale italiana di rugby e del mondo intero sono stati sconquassati dall’avanzare di una pandemia che ha cambiato il nostro modo di porci alle persone e alle situazioni di vita.

Eppure in quel convenevole, in quelle tre parole, sono emerse tutte le caratteristiche che fanno di Sergio una persona fantastica: estremamente riservato, a volte imbarazzato dai rituali tipici dell’intervista one on one, ma allo stesso tempo entusiasta, gentilissimo, interessato a far trasparire ogni lato della sua profonda personalità. Semplificando: Sergio è uno di quegli uomini che se ti chiedono “come stai?” è perché vogliono saperlo, non per dire. E questo non è banale. Neanche un po’.

Gli ho chiesto come è andato il lockdown in Francia e come lo ha vissuto, mi ha risposto che nel Sud della Francia (a Tolone), la situazione era abbastanza tranquilla rispetto a metropoli come Parigi. Le parole d’ordine della famiglia Parisse durante la quarantena sono state due: Rigore Sacrificio. Queste hanno permesso di rispettare le regole imposte dal governo francese e di mantenere la forma durante la reclusione forzata.

 

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Core stability #abds #training #keepmoving

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“L’allenamento che fai a casa non è come quello in un centro sportivo -ha chiarito Sergio mentre mi spiegava come ha fatto a rimanere ligio al dovere in questi mesi – ed è concentrato principalmente su bike, pesi e stretching, però curando l’alimentazione al dettaglio sono riuscito a presentarmi alla ripresa degli allenamenti (Tolone ha ricominciato a piccoli gruppi in palestra circa tre settimane fa, ndr.) con lo stesso peso con cui avevo lasciato il campo l’ultima volta. Certo, sicuramente dovrò aumentare la mia massa muscolare, ma non ho mai avuto problemi di peso durante la mia carriera. Il rischio grosso era trovarsi impreparati nell’eventualità in cui potesse riprendere il Top14. Alla fine la decisione è stata quella di cancellare questa stagione: questo è insolito, ma ci dà il tempo per prepararci per l’avvio della prossima, il 5 settembre”.

Proprio riguardo la ripresa del campionato, il recordman di presenze con la maglia della Nazionale italiana mi parla delle sue sensazioni: “Sarà sicuramente emozionante rientrare in campo per una partita, soprattutto se gli stadi torneranno a popolarsi di tifosi. Se devo dirti la verità – mi racconta – ho provato una bella emozione anche quando sono tornato nel centro sportivo e ho potuto rivedere alcuni dei miei compagni. Purtroppo la situazione è in evoluzione e non si può prevedere il futuro, ma sarà sicuramente bello”.

Gli chiedo se ha sentito i suoi compagni di nazionale in questi mesi. Il rapporto costante crea un gruppo solide, penso. Lui me lo conferma: “Già dai giorni prima dell’inizio della quarantena ho sentito i miei compagni, ma anche Franco Smith. Sono felice perché fortunatamente nessuno di noi è risultato positivo, segno che abbiamo tutti seguito le direttive che ci sono state date. Tanti amici si sono impegnati nel contrasto all’avanzata del Coronavirus e questo è veramente molto bello. Dobbiamo ricordarci che siamo sportivi, ma siamo esseri umani come tutti gli altri: a noi è andata bene e ora cerchiamo di riprendere la nostra normalità”.

Come stava andando però la sua esperienza a Tolone? “Il trasferimento da Parigi è stato complesso. Abbiamo vissuto 15 anni in una metropoli, quindi abituarsi a una città con meno di 170mila abitanti è stato difficile. Superato lo shock iniziale però è diventato tutto più semplice. Con il club invece è stato ottimo fin dall’inizio: tornato dal Mondiale sono stato fermo per qualche settimana per curare bene un problema al tendine d’Achille che mi portavo avanti da un po’ di tempo, ma dopo il mio esordio contro gli Scarlets (dalla panchina, ndr.) sono riuscito a guadagnarmi il posto da titolare, riuscendo anche a inanellare 12 vittorie consecutive prima del lockdown. Sarà strano giocare un quarto di finale di Challenge Cup a fine settembre (sempre contro gli Scarlets, ndr.), ma ci faremo trovare pronti. Sto molto bene.”

La carriera di Parisse continuerà dunque con la squadra rossonera, con cui l’azzurro ha rinnovato il contratto per una nuova stagione. Se però si guarda intorno, Sergio non vede un giovane che rispecchi le sue caratteristiche a livello tecnico: “Questo non significa mica che non ci siano giovani che mi piacciono, anzi! È che la nostra generazione è diversa dalla loro, anche per attitudini e comportamenti. Il gioco si sta evolvendo, ma se questi ragazzi vogliono ambire al top del rugby mondiale devono essere forti e determinati. Vedo tanti giovani anche nella nostra nazionale che possono diventare giocatori di livello assoluto, ma devono trovare la loro motivazione: io quando ero più giovane ho sempre lavorato per essere il migliore del mondo, poi non so se ci sono riuscito, però sicuramente non ho mai mollato nemmeno per un giorno. Il consiglio che mi sento di dargli è proprio questo: trovate il vostro motivo e lavorate per raggiungerlo senza arrendervi mai.”

La sua esperienza a Tolone, come detto, viene dopo quattordici anni di militanza nello Stade Français, squadra conosciuta a livello mondiale per l’incredibile estrosità delle sue maglie da gioco. Parlando di questo, mi è venuto naturale chiedere a Sergio quale fosse la maglia più bella che ha mai vestito nella sua carriera, giusto perché volevo trarre spunto per i miei prossimi acquisti. La sua risposta è stata molto molto approfondita: “Ti dirò – mi dice con un tono tra l’allegro e l’accademico – quando ero a Parigi avevamo maglie Adidas, che secondo me assicurano una vestibilità ottima, sono molto leggere ma anche resistenti. Se parliamo di colori vabbè, rimaniamo allo Stade Français, dove ho indossato veramente di tutto! La mia preferita in assoluto è la Tatoo Maillot, piena di disegni e immagini coloratissime, però anche quella del 2007, anche se è più classica, con i gigli rosa su campo blu, mi piace.” Dopo un minuto mi arriva un messaggio su Whatsapp: “Ecco qui la maglia che ti dicevo!”

 

 
La Tatoo Maillot, quella che mi ha mandato Sergio

La maglia dello Stade Français del 2007

L’ultima cosa che gli chiedo è una richiesta sfacciata: ho cercato di reclutarlo, del resto parla benissimo l’italiano, l’inglese, il francese, lo spagnolo e insomma, penso ne sappia qualcosa di rugby…

“Guarda, mi pare una buona offerta, ma non so quanto sarei bravo a fare il giornalista… però dai, lasciami la mail, se mi dovesse servire vi mando una proposta di collaborazione!”

Che persona fantastica.

Di Alessandro Ferri

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1 Comment

  1. io ho avuto l’ onore di essere allenato da Lollo Levorato, che secondo me è stato uno dei grandi, ma Parisse è stat

    o sicuramente il meglio del meglio

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