Rassie Erasmus ha combattuto silenziosamente contro la malattia durante i Mondiali 0 688

Ci sono eventi che verranno ricordati per il resto della propria vita, tra i quali, vincere la Coppa del Mondo. E questo è successo nella scorsa edizione del 2019 alla squadra degli Springboks. La vittoria in finale contro l’Inghilterra con uno scarto di ben 20 punti è ormai storia nota. Ma è un’emozione che ricordiamo bene tutti – soprattutto per la faccia di Owen Farrell sotto i propri pali per l’ennesima trasformazione dei sudafricani -. Ma non voglio partire con il dissing.

I Boks hanno sempre combattuto, ad ogni partita, con immenso valore e lasciando senza fiato i loro tifosi. E anche noi. Come durante i quarti di finale sanciti dalla vittoria contro il Galles per soli 3 punti oppure l’encomiabile successo contro i Tutti Neri nel 2018 durante il Rugby Championship. Ma dietro a quella squadra composta da enormi talenti era sempre presente il forgiatore delle anime e corpi: Rassie Erasmus. L’allenatore è stato una vera guida per la squadra che ha preso l’impegno di allenare dal 2018 – anno della vittoria contro gli AB, ndr -. Vi ricorderete il discorso incredibile fatto negli spogliatoi prima della finale, no?

“Oggi non avete il diritto di preoccuparvi dei vostri errori. Se oggi vi preoccupate dei vostri errori, avete problemi di ego. Oggi non rappresentate voi stessi. State lottando per le cose che accadono in Sudafrica. State placcando per il ragazzo che non ha avuto le stesse opportunità che avete avuto voi.”

Ha riportato quei giganti caduti ad essere, per la terza volta, campioni del mondo. Rassie è un uomo di cuore ma anche di tattica, di perseveranza e coraggio. Ed sono queste ultime due qualità che vogliamo prendere in esame oggi dopo la scoperta di un segreto che l’allenatore ha voluto tenere nascosto prima e durante tutta la durata della Coppa del Mondo. All’inizio dello scorso anno ad Erasmus è stata diagnosticata una poliangioite microscopica con granulomatosi, una rara malattia autoimmune e potenzialmente mortale. È detta anche vasculite da ipersensibilità che colpisce le arteriole di piccolo calibro. Può avere un enorme impatto su organi vitali come polmoni e reni e richiede, tra le altre cure, sedute di chemioterapia.

 

La notizia è stata resa nota domenica 21 giugno da Rapport, giornale sudafricano. Nessuno si è accorto di tutto ciò nel corso della competizione mondiale, inclusi i suoi giocatori. Nessuno potrebbe aver capito che dietro a quel sorriso gioviale ci fosse una lotta fisica interna tanto intensa. Rassie è sempre stato presente per foto, interviste e conferenze stampa con i vari media e anche per gli impegni con gli allenatori delle altre squadre. Infatti l’allenatore dei Boks ha voluto diminuire le sedute di chemioterapia durante la competizione in terra nipponica. Non voleva che le medicine potessero minare la sua concetrazione trascurando così la preparazione dei suoi ragazzi.

A un certo punto ha davvero dubitato che sarebbe stato in grado di andare avanti con la sua posizione di allenatore degli Springboks.
– Johan Theron, medico di Rassie Erasmus

Ha tenuto fede all’impegno preso, ovvero la vittoria della terza Coppa del Mondo per mano dei sudafricani. Ma l’impegno di cui stiamo parlando è stato maggiore per i Boks che per qualsiasi altra squadra: infatti il team è partito per la competizione prima della maggior parte delle altre squadre. Avevano un impegno contro il Giappone a Saitama 15 giorni prima del fischio della prima partita contro i temuti All Blacks. Ciò significava che se la squadra avesse raggiunto le semifinali sarebbe stata lontana da casa per 19 settimane, il che avrebbe messo a dura prova l’allenatore.

Alla fine di marzo 2020 però l’allenatore si è sottoposto agli ultimi trattamenti. E lo stesso giorno dell’uscita dell’articolo di Rapport, che ha portato a galla questo segreto, un portavoce della SA Rugby ha tenuto a rassicurare i tifosi: “Rassie è stato curato per una grave malattia nel 2019, dalla quale si è ripreso.“. Dopo la Coppa del Mondo Rassie Erasmus si è dimesso dal ruolo di headcoach lasciando il compito a Jacques Nienaber e prendendo per se l’incarico di SA Rugby’s director of rugby.

Storia analoga a quella dell’allenatore sudafricano è quella di Nigel Owens, il famosissimo arbitro gallese. Dopo aver arbitrato la partita tra Nuova Zelanda e Irlanda per i quarti di finale si era riproposto di guardare il suo Galles in compagnia dei colleghi. A differenza di Rassie Erasmus, Nigel Owens ha dovuto “abbandonare” prematuramente la Coppa del Mondo. “Così com’è, sono finito a guardare la partita sul mio cellulare – mentre ero su un letto d’ospedale!” scrive su Wales Online. “Mi viene una cosa chiamata colite ulcerosa, una malattia che colpisce il colon. È una malattia abbastanza comune, che colpisce molte persone e va e viene. Ce l’ho da 20 anni, non c’è una cura: si prendono dei farmaci per tenerla sotto controllo. Molto spesso si infiamma, sia per lo stress, che per la stanchezza, per qualche birra di troppo, per il cibo piccante. Nessuno può esserne certo.“.

 

di Chiara Bustreo

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