Braam Steyn ci spiega come funziona la mente di un rugbista 0 2869

Quando ieri sono arrivato nella sede del ritiro della nostra nazionale non sapevo ancora quali giocatori avrei potuto intervistare, ma speravo di entrare in stanza e trovare Braam Steyn, perché c’erano delle domande che volevo fargli da un po’ di tempo.

La fortuna ha voluto che trovassi proprio lui, in compagnia di un paio di colleghi.

In un contesto così conviviale, abbiamo avuto l’occasione di avere una conversazione molto meno istituzionale del solito, una bella chiacchierata con un giocatore che sta vivendo una stagione sopra le aspettative con la maglia della Benetton Treviso.

Steyn, sudafricano di nascita, ma dal 2016 perno degli azzurri, ci ha parlato di come si gestiscono psicologicamente determinate situazioni, con le dovute differenze tra lavoro giornaliero nel club e lavoro in nazionale nei pochi giorni di raduno.

Abbiamo visto che con la Benetton c’è stato un miglioramento netto nell’ultimo mese e mezzo, come avete fatto a livello mentale?

Beh, è stato un lavoro lungo e focalizzato sempre sulle prestazioni e non sul risultato. Prima se commettevamo un errore continuavamo a giocare con la paura di sbagliare ancora, adesso scendiamo in campo con la consapevolezza di potercela giocare anche con squadre molto strutturate come Glasgow. Questo però senza presunzione.

Però a Novembre, nei test match abbiamo visto, ad esempio con l’Australia, tanti errori che sono stati ripetuti, non perché mancasse la forma, ma per un altro motivo. Ora avete fatto uno step con i Leoni, ma siete gli stessi che poi mettono la maglia azzurra. Come mai c’è questa differenza?

La cosa più importante è cercare di fare una cosa buona subito dopo aver commesso un errore. È normale fare falli, ma se commetto due, tre, quattro falli di fila, poi entro in difficoltà e non ne esco più. Questa è una questione anche individuale, ma che riguarda più che altro il gruppo. Il ritiro della nazionale dura tre giorni e già settimana prossima saremo a Murrayfield lanciati nel Sei Nazioni, quindi il tempo è poco e bisogna lavorare duro su problemi generali. Però i risultati arriveranno.

Eppure voi riuscite a pescare la maggior parte dei giocatori da soli due club, quindi magari gli altri riescono a focalizzare meglio il lavoro nelle franchigie?

Dobbiamo stare attenti a non confrontarci con gli altri. Siamo un paese diverso, con una cultura diversa e quindi dobbiamo fare una valutazione differente. Non possiamo focalizzarci solo sui risultati, perché il lavoro di tutti i giorni è solo sulla prestazione. Io posso controllare solo me stesso e la mia attitudine in campo, il risultato è casuale, ma la prestazione è frutto del mio lavoro, come quello di tutti gli altri. Se alziamo il livello del gioco i risultati arriveranno per forza di cose.

Appena iniziato il raduno vi sarete senza dubbio riuniti per parlare un po’ degli obiettivi. C’è qualcosa di specifico che Conor vi ha chiesto?

Anche lui vuole che il nostro focus sia sulle prestazioni. Stiamo lavorando, è un processo che dura ormai da tre anni, ma i frutti del buon lavoro iniziano a vedersi: con Georgia e Australia abbiamo giocato un rugby molto divertente e bello a vedersi, quindi sappiamo che possiamo ripetere quelle cose che abbiamo fatto vedere. L’importante è non fermarci a quelle partite e continuare a fare dei piccoli passi avanti, che è molto meglio rispetto a fare un passo gigante e poi tanti piccoli passi indietro. Per fare questo serve concentrazione: meglio lenti ma consistenti.

Il lavoro sul mindset è molto diverso a Treviso rispetto alla nazionale, soprattutto perché a Treviso curate giornalmente ogni particolare, mentre qui vi vedete per pochi giorni e avete mille sollecitazioni. Come la gestite questa situazione?

Ovviamente il lavoro è completamente diverso, per questo è bello avere qualche giorno di ritiro prima della competizione, così possiamo prepararci al meglio anche mentalmente. Con questi giorni riusciamo a gestire al meglio lo stress. È importante avere la pressione, a patto che riusciamo a trasformarla in stimolo, invece di prenderla come una cosa negativa, per mettere a frutto tutto quello che facciamo ogni giorno nel club.

 

Di Alessandro Ferri

 

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