Siamo andati a goderci il derby di Napoli 0 1638

Partenope - Amatori, il derby ovale che infiamma Napoli e dice tutto sul rugby in città

Una sfida simbolo di una città in cui tutto è difficile ma nulla è scontato. Nemmeno le tante iniziative sociali per i giovani del territorio. La storia di una grande rivalità sportiva raccontata dai suoi protagonisti e che ad oggi vede le sue gerarchie invertite

Nella città che vive di solo calcio è andato in scena il derby della palla ovale. Da una parte la Partenope, dall’altra il Rugby Napoli Afragola meglio conosciuto come Amatori Napoli Rugby. Una sfida nella sfida, considerato che entrambe le squadre hanno la volontà di primeggiare come realtà rugbistiche della città. Soltanto che in quest’occasione i ruoli si sono invertiti. La Partenope sta cercando stabilità e rilancio dopo la promozione in Serie B ottenuta la scorsa stagione. Gli Amatori, invece, hanno voluto conferme e continuità dopo aver sfiorato per più di una volta la promozione in Serie A.

LA PREPARAZIONE AL “DERBY” – “Arriviamo in salute anche se al momento siamo un gradino un pò più in basso rispetto ai nostri avversari – ha affermato Marcos Reyna allenatore – giocatore di origini argentine della Partenope – noi dobbiamo crescere e migliorare partita dopo partita. Poi si tratta di un derby, tutto può succedere, l’importante è che sia una giornata di festa per la città“.

D’accordo con il suo allenatore Leandro Turino, terza linea e capitano della Partenope: “A causa di un deficit nel ricambio generazionale che abbiamo vissuto, siamo stati protagonisti di alcune stagioni deludenti. Invece gli Amatori sono cresciuti tanto. Oggi, anche se per anni la Partenope è stata la squadra di rugby della città, loro sono più avanti. Ma noi siamo carichi e dimostreremo il nostro valore. Per il resto non posso che essere contento che Napoli abbia due realtà come queste nell’ambiente rugbistico“.

Il punto di vista degli Amatori è stato leggermente diverso, “in senso stretto la sfida con la Partenope non ci interessa. Per noi conta la crescita dell’intero movimento. Stiamo molto bene e faremo la nostra partita cercando di imporre il nostro gioco e senza cadere in inutili provocazioni“, ha dichiarato il coach Lorenzo Fusco.

Parole, anche in questo caso, condivise dal proprio capitano, Alessandro Quarto anche lui terza linea: “Il derby è una partita a se e tutto può succedere. Per la città si tratta di una cosa bellissima. Noi siamo carichi, abbiamo anche avuto qualche compagno rientrato da infortuni. Non posso che augurarmi che tutti i giocatori facciano come sempre il loro dovere, dando tutto in campo“.

IL MATCH – Le aspettative di entrambe le squadre non hanno deluso. Sul campo dello stadio Albricci c’è stata una vera e propria festa del rugby. Il tutto coronato da una partita intensa, forse poco spettacolare dal punto di vista del gioco, ma molto combattuta sul piano fisico. Gli Amatori sono sempre stati in vantaggio ed hanno dato impressione di controllare la partita nonostante la Partenope non è mai stata del tutto fuori dai giochi. Poi, verso la metà del secondo tempo, l’episodio che avrebbe potuto cambiare il destino del match: un placcaggio in ritardo e dato di spalla è costato il cartellino rosso ad un flanker (terza linea ala) degli Amatori, rimasti poi in 14. A quel punto, la Partenope ha alzato il ritmo ed ha messo sotto assedio gli avversari nei loro 22, spesso nei 5 metri a ridosso della linea di meta. Nel frattempo, per falli ripetuti, gli Amatori sono stati ridotti in 13 a causa di un cartellino giallo. Ma i partenopei non sono riusciti a concretizzare i loro sforzi, tutti infrantisi contro il “muro” difensivo degli Amatori. Così la poca lucidità ha condannato la squadra dei Cavalli di bronzo che ha poi subito la quarta meta nel finale. La gara è finita 27 13 in favore degli Amatori che hanno conquistato anche il punto di bonus.

Alla fine solo abbracci e strette di mano per i giocatori di entrambe le squadre che hanno mangiato e bevuto insieme durante il terzo tempo. “Immaginiamo cosa potrebbe succedere a Napoli se le tante realtà rugbistiche del territorio lavorassero con maggiore sinergia e coordinazione“, ci ha detto alla fine Edgardo Palazzi dirigente accompagnatore della Partenope. E proviamo ad immaginarlo. In effetti, se due società senza un reale supporto, nè da parte delle istituzioni nè dal lato della Federazione, sono riuscite a crescere, resistere e fare tante cose per i giovani e la città, un motivo deve pur esserci.

LA PARTENOPE – La Partenope sta vivendo una grave problema, purtroppo, comune a tante realtà sportive che non appartengono alla categoria del calcio: quello legato alle strutture. Dopo anni trascorsi tra lo stadio Collana (impianto del tutto abbandonato che si trova nel quartiere Vomero) e il campo Leone tra Pomigliano D’Arco Acerra, la squadra è tornata ad allenarsi e giocare all’Albricci di Napoli. Ma la gestione della struttura è in mano all’esercito con il placet del CONI. Questo sta comportando molti problemi amministrativi su quelli che sono aspetti davvero basilari per chi pratica un’attività agonistica: gli orari, la durata dell’acqua calda per le docce, la possibilità di parcheggiare auto all’interno dello staio, quanto e come tenere accesi i riflettori, le modalità di controllo per chi entra ed esce dall’impianto (come se a frequentare il campo durante la settimana ci fossero eserciti di sconosciuti).

Purtroppo la cronica carenza di strutture sportive rende ancora più difficile l’organizzazione di qualsiasi realtà societaria ma, e soprattutto, in uno sport come il nostro che resta a vocazione amatoriale. Da qualche anno siamo ritornati nella nostra casa allo stadio Albricci la vera culla del nostro rugby cittadino e del quale molti rugbisti di ogni parte dello stivale portano con loro stessi moltissimi ricordi epici. Riuscendo a mantenere ancora per qualche lustro questa struttura come nostra casa potremo dare la continuità necessaria al nostro progetto per consolidare il nostro presente ed assicurarci il futuro. Non credo sia possibile pensare ad una soluzione se non cercando una azione a livello culturale. Oggi lo sport non è visto come una componente essenziale della formazione della persona. Tutto il resto è una conseguenza di ciò. Certo ognuno di noi auspica soluzioni almeno a livello federale che provino a “tamponare “ queste carenze ma , senza un radicale cambio culturale, non credo esista azione che possa essere efficace“, ci ha raccontato Palazzi.

Allo stesso modo la pensa Stefano Valerio, seconda linea: “Il rugby non è uno sport riconosciuto e supportato dalle istituzioni. Da una parte c’è la problematica della disponibilità delle strutture sportive e dall’altro c’è l’inefficienza dei mezzi di trasporto. Questo significa che per chi deve spostarsi con i mezzi pubblici sia dai comuni limitrofi sia dalla stessa città si trova in una situazione di evidente difficoltà nel raggiungere le pochissime strutture sportive presenti. Ad oggi ci troviamo nella condizione che fare sport in questa città significa ringraziare chi con impegno economico e umano ci permette di divertirci ancora con la palla ovale. Ma il problema è nazionale, di un movimento che presenta tutte le sue differenze tra Nord e Sud. Certo, vi è anche una grave carenza di cultura sportiva che possa consentire al rugby di svilupparsi“.

LE INIZIATIVE – Ma nonostante le difficoltà, la Partenope non si è mai arresa. Ed ecco due progetti che hanno già dato i loro frutti: portare il rugby nelle scuole e nelle periferie, partendo da quella orientale di Napoli nello specifico a Barra. “Già avevamo iniziato a Scampia facendo formazione a futuri dirigenti e giocatori. Il risultato? Oggi in quel quartiere c’è un’ottima e neonata realtà rugbistica – ha affermato Reyna – l’obiettivo è portare il rugby ovunque facendolo conoscere ai giovani che magari possono trovare nello sport un’altra strada – ha continuato il coach – noi ci crediamo e per questo andiamo nelle scuole in quartieri come Barra“.

Rugby nelle scuole per noi è il trofeo Partenope. Un torneo scolastico studentesco che per ciascuna categoria juniores mette in palio un trofeo che sulla formula della America’s cup di vela lascia sfidare tra di loro le scuole tutorate dalla nostra società. Alla sesta edizione si prepara per arrivare alla settima con squadre scolastiche anche extra regionali. A maggio uno dei trofei sarà difeso dall’istituto Majorana di Bergamo. La Partenope deve la sua storia migliore ai tornei studenteschi. Per questo con il trofeo Partenope. Altra menzione la merita il sociale. La nostra associazione è una costola della Associazione Polisportiva Partenope (che è un Ente Morale) e che fa della attività sociale una delle missioni principali. A tale proposito merita una menzione particolare un protocollo di intesa firmato con l’istituto scolastico “Solimena” di Barra che ha consentito di dare agli studenti ed agli abitanti del quartiere un campo di rugby in una delle periferie più difficili della nostra città sul quale si alternano tesserati della nostra società per insegnare il nostro sport a tutti i ragazzini che si presentano al campo“, ha dichiarato Palazzi.

GLI AMATORI – La novità per il rugby napoletano è arrivata da Bagnoli, quartiere martoriato dall’inefficienza politica. La zona in cui un tempo sorgeva la fabbrica Italsider è il classico esempio del deficit amministrativo che sta vivendo l’Italia intera. Bagnoli aspetta da più di 30 anni politiche di investimento e bonifica che ne possano consentire la rinascita. In questo senso gli Amatori e il rugby stanno rappresentando una piccola luce che sta illuminando le vecchie tenebre.

Premesso che il primo scudetto a Napoli, di uno sport a squadre, è stato vinto nel rugby (ben due conquistati dalla Partenope negli anni ’60, ndr), fare rugby in questa città rappresenta una vera e propria missione – ha dichiarato Rodolfo Antonelli Consigliere della società – è puro volontariato, ognuno svolge più ruoli pur di dare il suo contributo. Si fanno sacrifici, si investe tempo togliendolo alla famiglia e si investono soldi propri“.

IL GIOIELLO NELL’EX AREA NATO DI BAGNOLI – Ed è proprio grazie a risorse private se gli Amatori sono riusciti a compiere una sorta di “miracolo”: avere in comodato d’uso la gestione di un impianto. In pratica la squadra e la società di Bagnoli sono diventate un club con una struttura in dotazione. Aspetto che ha influito tantissimo sullo sviluppo del movimento. “Abbiamo un contratto con il Banco di Napoli assistenza all’infanzia che ci garantisce il comodato d’uso dell’area che gestiamo. Il tutto è stato finanziato da circa 500mila euro sborsati da privati cittadini. Non possiamo che essere orgogliosi se questa struttura possa rappresentare una sorta di riscatto per l’intera Bagnoli“, ci ha raccontato Antonelli.

E non è un caso che gli Amatori siano stati capaci di avere una squadra per ogni categoria, dalle giovanili ai seniores, fino alla femminile. E il fatto che tutti questi ragazzi possano “sfruttare” un luogo di aggregazione e amicizia come la Club House, costruita all’interno della nuova struttura, non è un aspetto da poco. Anzi.

IL PRESENTE E LE PROSPETTIVE – A quanto pare il contesto non è quello dei migliori. Però ci sono tante energie che giorno dopo giorno, mosse soltanto dalla passione e dalla volontà di pochi e impazziti testardi, si muovono e si fanno promotrici di progetti davvero molto interessanti. Segnali positivi per un movimento in grande difficoltà.

Ritornando dopo qualche anno, il derby di B, ha un sapore molto speciale per Napoli. Vuol dire che il movimento locale sta crescendo molto – ha affermato Marco Flumene coach di origini inglesi che ha allenato in entrambe le società – fare rugby qui significa lottare con ogni giorno contro lo strapotere del calcio, ma sicuramente, si trova terreno fertile per far attecchire quelli che sono i principi della palla ovale: sostegno, amicizia e rispetto. Sicuramente – ha concluso Flumeneil movimento sta attraversando uno stato di salute. L’idea delle strutture in pianta stabile in mano ai club si diffonde e questo non può che far crescere il movimento“.

Della stessa idea è anche Palazzi: “Tutta la provincia napoletana grazie al traino di queste due squadre sta facendo passi da gigante ed ormai è prossima la leadership regionale. Se a livello seniores ancora non sembra così evidente (il Benevento e’ in serie A) a livello juniores e propaganda ormai la provincia di napoli resta la più attiva e la meglio rappresentata a livello élite“.

Mancanza di una cultura sportiva, mancanza di strutture, mancanza del “sostegno” di istituzioni e federazione, difficoltà organizzative dei club, incapacità da parte delle società di comprendere che se i cambiamenti sono attesi dall’alto, essi non si realizzeranno mai. Ma qualcosa “Eppur si muove” e lo fa nel sociale e verso i tantissimi giovani che magari attraverso il rugby potrebbero scoprire il proprio talento e la propria strada. “Immaginiamo quello che potremmo fare se fossimo tutti più uniti” e se smettessimo di immaginarlo e proveremmo a renderlo reale?!

Partenope - Amatori, il derby ovale che infiamma Napoli e dice tutto sul rugby in città
La squadra degli Amatori a fine partita

 

Di Andrea Aversa

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