Maxime Mbandà ci racconta una splendida storia di amicizia 0 1400

Lo sport unisce, gli infortuni creano legami unici” è la frase che accompagna uno degli ultimi post su Instagram di Maxime Mbandà.  Il flanker delle Zebre, convocato per il 6 Nazioni dopo l’infortunio che lo ha tenuto fermo per quasi 8 mesi, è riuscito a trovare qualcosa di buono anche in un’esperienza negativa di tale portata. Ed è così che ci siamo fatti raccontare come l’infortunio abbia cambiato la sua vita.

Ciao Maxime, raccontaci come è stato il recupero dall’infortunio

L’infortunio al ginocchio è stato un colpo davvero duro. Solo l’anno precedente mi ero operato alla spalla, ma devo dire che quello al ginocchio è stato un altro tipo di handicap. Dopo l’operazione alla spalla potevo comunque camminare e fare le cose con l’altro braccio. Nei giorni successivi all’operazione al ginocchio invece dovevo  sempre chiedere aiuto a qualcuno perché non riuscivo a muovermi. All’inizio è stata dura, ma con il passare delle settimane la situazione andava migliorando. Non ho avuto dolori particolari come è capitato ad altri. Sono molto soddisfatto del mio periodo riabilitativo, anche se sono stati 8 mesi di duro lavoro per tornare a giocare. Perché oltre al piano fisico ne risenti molto anche a livello mentale. Questa esperienza di sicuro mi ha aiutato a maturare di più. Poi il fatto di aver conosciuto altre persone nella stessa situazione mi ha aiutato moltissimo.

In che modo si è venuto a creare questo gruppo di amici?

C’è da dire che io sono una persona molto socievole e che cerca sempre di creare un ambiente sereno. Diciamo che in queste situazioni in cui rischi di andare giù è fondamentale riuscire ad instaurare un buon rapporto con altre persone. Perché una volta che vai giù è difficile tornare su. In questo gruppo non ci sono solo i ragazzi presenti nella foto. Ce ne sono molti altri con cui ci sentiamo spesso, ma loro vivono molto più distanti rispetto a noi quattro. Il nostro è un legame nato tra un esercizio e l’altro, quando c’era la possibilità di scambiarsi qualche battuta, sfogarsi o sostenersi a vicenda. Il fatto che fossimo tutti sportivi poi ha contribuito molto. È stato fondamentale perché ci aiutava a far passare il tempo più velocemente e farti pensare meno alle cose brutte che ti porti dietro. Senza contare che per 4-5 mesi siamo stati insieme giorno e notte, quando si vive insieme così a lungo qualcosa si crea per forza. E questo è stato di aiuto per me, come per gli altri in quanto ci ha aiutato ad andare avanti per raggiungere il nostro obiettivo. Siamo diventati un gruppo molto compatto, tanto da supportarci per ogni cosa. Le foto che ho condiviso le abbiamo scattate in occasione dell’esordio di uno del gruppo che gioca a Basket. Io e altri due calciatori del Parma ci siamo fatti due ore di macchina per arrivare fino a Biella per sostenerlo. Ma è una cosa che è venuta spontanea, soprattutto perché loro sono venuti al mio esordio. Perché ogni volta che uno di noi esordisce è come se lo facessimo tutti insieme. È il giusto riconoscimento per il lungo periodo in cui abbiamo faticato molto per poter tornare in forma.

Cosa ne pensi della convocazione al 6 Nazioni? Ti senti pronto?

A dire la verità non mi aspettavo di essere convocato perché dopo un’operazione al ginocchio puoi tornare ad allenarti quanto vuoi, ma tornare a giocare il rugby vero è molto difficile. Le prime partite in cui sono tornato a giocare sentivo che c’era molta differenza tra una gamba e l’altra. Poi però fisicamente, con il tempo, sono tornato meglio di prima, ma mentalmente c’era ancora un gap assurdo tra me e i miei compagni. E la cosa mi ha spaventato molto. Poi di settimana in settimana, ho recuperato confidenza con il ginocchio ed ho capito che era solo una cosa mentale. Ero più preoccupato io che i miei fisioterapisti e preparatori. Mi chiedevo come fosse possibile che mi trovassi ancora in quella situazione dopo mesi in cui lavoravo 6-8 ore al giorno senza sgarrare, per tornare in forma. E loro mi dicevano che era solo questione di tempo, che i tempi biologici sono questi pur essendo tornato a correre già da un po’. Mi sono fidato di loro e le cose sono effettivamente diverse ora. Ma spero di continuare a migliorare. Poi c’è da dire che ci sono terze linee che si allenano bene da mesi e soprattutto in modo costante, perciò lì in mezzo mi sento come se fossi nuovo. Fosse per me giocherei sempre, non aspetto altro che essere chiamato per scendere in campo, anche per riscatto personale.

Il tuo gruppo di amici sarà lì a fare il tifo per te durante il 6 Nazioni?

Io ho detto loro che se anche andassi solamente in panchina o giocassi anche solo 30 secondi li vorrei sicuramente a supportarmi, impegni permettendo ovviamente. Anzi, me lo hanno detto prima loro che ci sarebbero stati.

Una domanda un pochino bastarda: se dovessi scegliere uno di loro per giocare al tuo fianco, chi vedresti meglio su un campo da rugby?

Ah. Secondo me vedrei bene Francesco Stefanelli, un cestista. I calciatori li lascerei stare poveracci, non sono abituati (ride, ndr.). Però Stefanelli è ben strutturato fisicamente e ce lo vedrei bene sul campo da rugby.

Passando ad un argomento più generale, quali sono i valori che lo sport ti ha trasmesso?

Prima di tutto il rispetto che ovviamente è tipico del rugby. Non solo per gli avversari, ma anche per i compagni di squadra. Perché ci sono un piano di gioco e degli schemi da imparare e studiare. E se ti presenti il giorno della partita senza aver studiato è una mancanza di rispetto verso i tuoi compagni. Poi il rispetto anche per l’arbitro. Solo il capitano è autorizzato a parlarci. Quello che dice l’arbitro è legge. Non come succede in altri sport come il calcio in cui c’è un cattivo esempio. Da Milanista sfegatato mi dispiace molto dirlo, ma quando durante una partita c’è un fallo e vedi i giocatori inveire contro l’arbitro si manda un esempio sbagliato soprattutto ai bambini che stanno guardando. Poi una cosa fondamentale è il divertimento. Fare sport senza divertirsi, ma solo per un tornaconto economico diventa come un lavoro. Secondo me nello sport il divertimento è importante, perché devi riuscire a gestirlo fisicamente e mentalmente. E senza divertimento questo non è possibile. Poi non vanno dimenticati l’unione, la coesione e il sostegno tra compagni di squadra. Perché se durante una partita vieni placcato devi lasciare il pallone, ma se non hai compagni di squadra a sostegno perdi il possesso.

Un’ultima domanda: se non avessi potuto giocare a rugby, a quale altro sport ti saresti dedicato?

Prima di giocare a rugby facevo nuoto. L’ho fatto per 4 anni, poi per altri tre ho portato avanti sia nuoto che rugby, per poi dedicarmi solo a quest’ultimo. Però c’erano vari sport che mi sarebbe piaciuto provare, tipo il baseball. Ho provato con il calcio e il basket, ma non ero portato. Poi ho iniziato con il rugby e mi sono trovato molto bene. È stata la mia fortuna.

Non resta che augurare a Maxime buona fortuna per il 6 Nazioni.

Di Michele Sciamanna

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