World Rugby sta iniziando il dibattito per una rivoluzione transgender 0 1734

Mi ha sempre fatto sorridere come noi italiani, ogni volta in cui si parla di qualcosa di bello nel mondo, abbiamo il primato e la priorità su tutto. Di come siamo sempre gli inventori o gli innovatori che hanno dato vita a qualsiasi cosa. Mi fa sorridere nonostante anch’io lo faccia qualche volta e penso che questa sorta di orgoglio nazionalista si possa attribuire a qualsiasi cosa ci piaccia e ad uno stile di vita che appoggiamo. In questo frangente per noi Delinquenti, rientra anche il rugby. Di come, ad esempio, i rugbisti siano gli sportivi migliori. O di come abbiano inventato prima loro la palla ovale anziché gli americani con quello strano ibrido sportivo che chiamano “sport nazionale”.

Oggi invece vi raccontiamo una di quelle cose a cui effettivamente il rugby sta contribuendo a dare vita con la priorità assoluta. È una storia di integrazione, anche questa volta. Infatti è di settimana scorsa la notizia di come World Rugby abbia cominciato a parlare di come poter rendere possibile la partecipazione di persone transgender ai vari campionati rugbistici. A Londra non si sono incontrati solo i responsabili dei massimi vertici del rugby mondiale e dei tecnici specializzati nella medicina e nelle regole del gioco della palla ovale. Bensì anche esperti di scienza, medicina, diritto ed etica sociale al fine di non tralasciare nemmeno il minimo dettaglio in una decisione che potrebbe presto cambiare la prospettiva di vedute nel mondo dello sport. In particolare nel nostro sport prima di tutto.

Nulla è stato ancora deciso ma questo incontro è servito per mettere le basi al nuovo progetto. La Dottoressa Chintoh, a capo dell’incontro, ha rilasciato una breve intervista:

Questo è stato un incontro importante e innovativo che ha riunito esperti di spicco con opinioni diverse per discutere e indicare un modo di procedere per il rugby per promuove l’inclusione. E allo stesso tempo dando priorità alla sicurezza dei partecipanti al gioco del rugby.

Il gioco del rugby è uno sport di contatto dove la forza, il potere e la taglia di una persona influisce molto. Per quanto riguarda il passaggio da sesso maschile a femminile, secondo le ultime ricerche, la riduzione del testosterone non porta a una proporzionale riduzione della forza e della potenza. Quindi, secondo qualcuno, lo squilibrio di queste due caratteristiche sarebbe ingiusto all’interno di un’intera squadra femminile, dove i requisiti fisici non possono eguagliare in tutto e per tutto quelli di un uomo.

Ne è un esempio Kelly Morgan. È nata sotto il nome di Nicholas e con la passione per il rugby e per la sua squadra del Galles orientale. Dopo un infortunio e la ricerca della sua vera identità ha ricominciato a giocare con le Porth Harlequins Ladies. Secondo la Welsh Rugby Union Kelly può giocare a patto che i suoi livelli di testosterone rimangano entro certi limiti. Capisce di avere un vantaggio in termini di dimensioni e forza, ma replica

Mi sento in colpa, ma cosa puoi fare? Non vado in giro a fare del male a nessuno. Voglio solo giocare a rugby.

Quindi sono tre le questioni chiave da prendere in considerazione per poter andare avanti in questo progetto. E che dovranno trovare delle risposte per poter procedere a questa novità dettata da World Rugby. I tre punti sono i seguenti:
– accordo sulle questioni chiave della base fisiologica delle differenze di rendimento tra uomini e donne;
– necessità di ulteriori consultazioni e ricerche, in particolare nelle aree del rischio specifico di infortunio, delle considerazioni etiche e delle prestazioni;
– impegno da parte di World Rugby ad approfondire le ricerche per orientare nella giusta direzione la futura revisione delle linee guida del gioco del rugby.

Anche se questo processo richiederà tempo

– dice Bill Beaumont Presidente di World Rugby –

 ci impegneremo a realizzare una politica adatta allo scopo nel moderno panorama sportivo e sociale. Bilanciando l’inclusività e promuovendo al tempo stesso l’equità e il benessere.

Inoltre per intraprendere questo viaggio saranno consultati sia giocatori che saranno interessati direttamente da questa novità che rugbisti professionisti, di élite. Verrà chiesta in maniera chiara e trasparente la loro opinione al riguardo attraverso un questionario.

Sappiamo che ognuno di noi ha un’opinione diversa a riguardo ma questo va oltre alle nostre mere opinioni.

La visione di World Rugby è ‘uno sport per tutti, fedele ai suoi valori

– ha detto Beaumont –

C’è un crescente riconoscimento dell’importanza dell’autonomia dell’identità di genere nella società. E tutti gli sport stanno attualmente valutando le loro politiche per garantire che siano adatte allo scopo nel moderno panorama sportivo e sociale.

Tutto questo è la dimostrazione di come, ancora una volta, il rugby sia uno degli sport più inclusivi.

Dal 1823 raccoglie giocatori e giocatrici di qualsiasi stazza, età e talmente diversi l’uno dall’altro che più di così non si potrebbe mai. Perché chiunque riesce a trovare il suo posto, il suo ruolo in questa bellissima squadra che è il mondo del rugby.

 

di Chiara Bustreo

Previous ArticleNext Article

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *